Dalla capitale europea della cultura l’occasione per progettare un territorio accessibile a tutti - TriesteAbile

Dalla capitale europea della cultura l’occasione per progettare un territorio accessibile a tutti

L’assegnazione della Capitale europea della Cultura 2025 a Nova Gorica e Gorizia può – e anzi deve – diventare occasione per rendere ancor più accessibile e fruibile da tutti il territorio del capoluogo isontino e della sua provincia. L’auspicio e la convinzione, pensando in questo caso ad esempio al tema dell’eliminazione delle barriere architettoniche, sono di Gabriele Grudina, rappresentante dell’Isontino in seno alla giunta della Consulta regionale delle persone con disabilità  delle loro famiglie. “Credo che a maggior ragione ora che il nostro territorio sarà esposto ad una visibilità così grande, e nel tempo sarà raggiunto da un elevatissimo numero di persone per la Capitale europea della Cultura, si debba pensare all’accessibilità degli spazi urbani – dice Grudina -.  A Gorizia, così come anche a Monfalcone, c’è una certa attenzione e sensibilità al tema delle barriere architettoniche quando si eseguono nuovi progetti o interventi di manutenzione di strade, piazze e marciapiedi, ma manca ancora il Peba, per il quale non sono nemmeno stati chiesti i fondi alla Regione, a differenza di quanto accaduto ad esempio a Gradisca, Medea o Savogna d’Isonzo”. Grudina ricorda che a Monfalcone esiste l’ambizioso progetto del centro polifunzionale sportivo per la disabilità, un vero unicum a livello regionale e non soltanto, ma sottolinea anche che tutto questo non basta in assenza di un piano organico per la progettazione di città a misura di tutti. Chissà che l’anno appena iniziato non possa portare sviluppi positivi anche su questo fronte. Un anno, il 2021, che inizia inevitabilmente ancora segnato dalla pandemia di Covid 19, “che cancellando tutte o quasi tutte le occasioni di socializzazione toglie alle persone con disabilità momenti e situazioni fondamentali per comunicare ed esprimersi”, dice Grudina. “Dopo le difficoltà iniziali, si è cercato di gestire meglio possibile la pandemia nelle strutture per il mondo della disabilità, ma la preoccupazione ovviamente resta – continua il componente goriziano della Consulta regionale -. Per il momento è arrivato un diniego alla richiesta di poter equiparare a case di riposo e Rsa le strutture per le persone disabili nella lista di priorità delle vaccinazioni, cosa avvenuta invece ad esempio in Veneto, ma il presidente Brancati continuerà il pressing sulla Regione in tal senso”. Se il 2021 appena iniziato dovrà portare l’annunciate revisione della Legge 41 (per farle perdere finalmente la visione assistenzialista ormai superata) e il regolamento attuativo della Legge 22 che istituisce i progetti personalizzati, con relativi budget, per i percorsi di vita delle persone disabili, c’è anche un altro progetto che sta particolarmente a cuore a Grudina, e sul quale si continuerà a lavorare. “Stiamo facendo pressione sull’Azienda sanitaria, ormai da tempo, perché costituisca l’equipe multidisciplinare per l’età adulta – dice Gabriele Grudina -. Attualmente i giovani e giovanissimi con disabilità sono seguiti dalla neuropsichiatria infantile, ma una volta maggiorenni entrano in una sorta di limbo. Ci è stato promesso che tutto questo cambierà, anche se per ora è stata messa a disposizione del servizio solo una psicologa, che per quanto disponibile e capace non può bastare per tutte le persone adulte con disabilità presenti nel nostro territorio”. Bisogna infatti ricordare che non serve solo la semplice gestione “farmacologica” della persona disabile, ma più in generale la realizzazione dei suoi progetti e percorsi di vita, dagli aspetti medici a quelli sociali, fino all’inserimento lavorativo.

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