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Alcuni concorrenti usano il termine “mongoloide” e offendono le persone con sindrome di Down. Il CoorDown chiede di stigmatizzare questo comportamento. Durante la trasmissione del Grande Fratello – il reality show di Canale 5 giunto alla decima edizione - alcuni dei partecipanti, nel corso delle loro liti, sono soliti apostrofarsi con l’epiteto "mongoloide". Da molto tempo le associazioni dei familiari delle persone con sindrome di Down lavorano affinché il termine mongoloide - proprio perché usato troppo spesso in senso dispregiativo – sia finalmente abbandonato.
Il ripetersi di questi spiacevoli episodi (nel corso di questa settimana, così come lo scorso dicembre) non fa piacere alle persone con la sindrome di Down, alle loro famiglie, ai tanti operatori che ogni giorno si adoperano per migliorare le loro condizioni di vita e per garantire una loro piena integrazione nella società.
Essere “mongoloide” non vuol dire essere sciocchi, incapaci e quindi degni di disprezzo. Avere la sindrome di Down vuol dire avere un ritardo mentale. Ma vuol dire essere comunque persone, in grado di acquisire una certa autonomia, di andare a scuola, di lavorare, di avere dei sentimenti, di dare e ricevere affetto.
Ogni concorrente della trasmissione dovrebbe sapere che ogni sua parola e ogni suo gesto sarà visto e ascoltato da milioni di persone. In un contesto di tale visibilità, gesti e parole possono pesare come macigni e possono alimentare modi di dire e comportamenti scorretti. E’ comprensibile che gli autori e i responsabili del programma abbiano l’esigenza di fare spettacolo alla ricerca della massima audience. Ma hanno, allo stesso tempo, il dovere di fare cultura rispettando il senso comune e la decenza. In questo caso è stata persa un’occasione. Se in futuro due persone si scherniranno chiamandosi “mongoloide”, sarà anche a causa di episodi come questi, che contribuiscono a rafforzare un comportamento discriminatorio ed offensivo.
Ci rivolgiamo agli autori e ai responsabili del Grande Fratello affinché, all’interno della prossima puntata, si possa dedicare qualche minuto per una serena e costruttiva valutazione di quanto avvenuto.
Un piccolo segnale che ci auguriamo possa far riflettere i concorrenti ma soprattutto i telespettatori, coloro ai quali - ancor più che ai protagonisti televisivi - vogliamo far pervenire il nostro messaggio.
Sergio Silvestre
Coordinatore Nazionale