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| Home | Socializzazione | Raccolta News | News Nazionali ed Internazionali | Anno 2010 | Gennaio | 26 gennaio 2010 - Milano, Tumori del naso: a rischio i lavoratori di legno e cuoio |
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Le diagnosi sono in aumento. Visite specialistiche in fabbrica per la diagnosi precoce.
Non si sa molto, in Italia, dei tumori provocati dal lavoro che si svolge. Non esistono dati certi e i calcoli più attendibili, basati su accurati studi epidemiologici, non sono incoraggianti: su mille casi all’anno certificati dall’Inail, se ne stimano almeno dieci volte tanto. Come dire che viene ufficialmente riconosciuto solo un caso su dieci. Ora, però, l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl), durante un workshop sul tema a Roma, ha lanciato l’allerta per i lavoratori dei settori legno e cuoio, ad alto rischio per i tumori nasali e paranasali. Falegnami, addetti nel settore della costruzione di mobili e della concia delle pelli sono esposti quotidianamente al pericolo rappresentato dalle polveri di legno e cuoio, sostanze riconosciute come cancerogene, che possono favorire lo sviluppo di carcinomi naso-sinusali anche 15 o 20 anni dopo l’esposizione lavorativa. Meno noti, ma pur sempre potenzialmente oncogeni, sono poi i sali di nichel presenti nei processi di raffinazione dei metalli e i composti del cromo, che mettono a repentaglio anche la salute di lavoratori del tessile, dell’industria chimica, agricoltori, fornai e pasticceri.
TUMORE RARO MA IN CRESCITA - Il tumore dei seni nasali e paranasali (TuNS) è una patologia rara che colpisce nel nostro Paese con un’incidenza pari a un caso ogni 100mila residenti. «In Italia - rileva Alessandro Marinaccio, ricercatore Ispesl - sono stimabili fra i 300 e i 400 nuovi casi ogni anno. E la possibilità di ammalarsi aumenta in maniera rilevante (fino al 70 per cento per alcuni tipi istologici) negli esposti per motivi professionali alle polveri di legno e cuoio». Le neoplasie naso-sinusali, secondo quanto emerge dal convegno, sono in crescita, ma «l’origine professionale di molte neoplasie – prosegue Marinaccio - può spesso non essere riconosciuta a causa della latenza (il periodo iniziale di malattia in cui i sintomi non sono ancora visibili, ndr) e della multi-fattorialità di questa forma di cancro, a cui si aggiunge la scarsa attenzione degli operatori». In effetti non si può parlare di una sola tipologia di cancro nasale, perché la definizione varia in funzione del sito di origine: si parla di melanoma quando le cellule tumorali si formano nei melanociti, le cellule che producono i pigmenti; di sarcoma quando il tumore ha origine nel muscolo o nel tessuto connettivo; o ancora di granulomi, che causano la distruzione del tessuto circostante.
DIFFICILI DA DIAGNOSTICARE - «Questi tumori, qualunque sia la loro origine, insorgono all’interno di strutture ossee che li nascondono a lungo e quando i sintomi rendono evidente la malattia, questa, in genere, è già estesa e la vicinanza di strutture "nobili” come il cervello o i grossi vasi del collo compromette la prognosi», spiega Fabio Beatrice, responsabile dell’Otorinolaringoiatria all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino e coordinatore di vari studi sui TnNS, diagnosticati in quantità rilevante in Piemonte e Valle d’Aosta proprio perché in queste zone d’Italia sono particolarmente diffuse le produzioni a rischio. I segnali a cui prestare attenzione? «La sintomatologia iniziale è spesso subdola – dice l’esperto -. I lavoratori non devono trascurare, se persistenti, secrezioni nasali con sangue, mucopurulente, crostose, spesso unilaterali. O un’ostruzione respiratoria nasale monolaterale, segno di una malattia già in fase più avanzata».
VISITE SPECIALISTICHE IN FABBRICA - Per monitorare la salute in fabbrica basta prevedere, nell’ambito delle visite periodiche che già si fanno regolarmente, controlli specialistici otorinolaringoiatrici corredati da una rinoscopia con sistemi di endoscopia a fibre ottiche. Si tratta di visite semplici e indolori che consentono una visione diretta e approfondita delle fosse nasali e della regione etmoidale, punto nevralgico nella insorgenza di queste neoplasie, per scovare un’eventuale neoplasia in stadio iniziale. Una diagnosi precoce consente, infatti, interventi d’asportazione del tumore anche in via endoscopica (che possono essere seguiti o meno da radioterapia), con risultati migliori sia per la prognosi che sul piano estetico e funzionale. Mentre se la scoperta è tardiva serve un trattamento più aggressivo, spesso con il ricorso a tecniche di chirurgia ricostruttiva, e sia le possibilità di guarigione che la qualità di vita vengono compromesse. «Speriamo però di riuscire a mettere a punto nuove terapie in grado di bloccare l’espansione tumorale – conclude Beatrice -. Dagli esiti di una recente ricerca (pubblicata su Oncology abbiamo scoperto che i carcinomi naso-sinusali professionali inducono la crescita di nuovi vasi sanguigni. È dunque sull’angiogenesi che dobbiamo concentrarci per fermare il proliferare di cellule malate».
UNA RETE NAZIONALE - Il Decreto Legislativo 81 del 2008, che ha riordinato la disciplina normativa di tutela, salute e sicurezza negli ambienti lavorativi, ha però affidato all’Ispesl la creazione del Registro Nazionale dei Tumori Naso-Sinusali (ReNaTuNS) con l’intento di ampliare il sistema di sorveglianza alle esposizioni lavorative a elementi cancerogeni. «Ad oggi sono già attivi Registri regionali in Piemonte, Lombardia e Toscana e sono in via di consolidamento in Lazio, Campania, Marche – dice Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di Medicina del Lavoro -. Ma è necessario sviluppare questo processo per realizzare una rete nazionale, analoga a quella già attiva per i casi di mesotelioma», che raccoglie i casi di patologie causate dall’esposizione alle fibre d’amianto, o asbesto, usato fino al 1992 in vari settori industriali. E fra gli agenti cancerogeni «professionali» meno noti bisogna ricordare le amine aromatiche usate nella verniciatura, nelle raffinatura dei metalli e nella lavorazione della gomma, responsabili dei tumori della vescica, e i fumi d’asfalto, pericolosi per le neoplasie polmonari.
Vera Martinella
(Fondazione Veronesi)
Fonte Corriere della Sera