È un vero e proprio colpo di scena quello che ha investito contemporaneamente il mondo delle telefonia mobile e della medicina.
I cellulari, infatti, da che sono stati inventati, hanno subito un vero e proprio assedio da parte di medici ed esperti che li hanno via via accusati di essere responsabili delle più disparate malattie soprattutto a causa delle onde elettromagnetiche che emettono. Le stesse che ora si scopre potrebbero avere, invece, effetti positivi tra cui queello di prevenire una malattia cerebrale devastante come l'Alzheimer.
A fare la sorprendente scoperta sono stati i ricercatori del Dipartimento di Biologia Cellulare dell'Università della Florida guidati da Gary W. Arendash.
"È stata una sorpresa anche per noi - ammettono ora - scoprire che le onde elettromagnetiche emesse dai cellulari possono migliorare le funzioni cognitive tra cui appunto la memoria che è una delle più colpite da questa malattia".
Certo, è ancora presto per considerare salutare il fatto di passare ore e ore a parlare col telefonino attaccato all'orecchio o di dormire tenendo il nostro inseparabile strumento tecnologico sotto il cuscino, ma è ben diverso da quanto abbiamo sentito dire finora.
Gli incrementi del rischio di tumori cerebrali o dell'orecchio e dei fenomeni di invecchiamento del tessuto nervoso a causa di un presunto surriscaldamento e conseguente stress ossidativo, legati appunto alle onde magnetiche, sono solo due tra le più note accuse che abbiamo sentito e che nel corso degli anni sono state motivo di innumerevoli indagini e ricerche. Nulla di male in questo, anzi, ma nessuno finora aveva mai provato a chiedersi se i telefonini magari qualche effetto positivo sulla nostra salute l'avessero pure, anche in considerazione del fatto che, nonostante l'elevato numero di indagini, il contrario non si è mai riusciti a dimostrarlo.
L'impressione, infatti, è che il mondo scientifico, compresi i ricercatori di questa nuovo studio, sia impegnato nell'inutile tentativo di rassicurare i soliti tecnofobi che gridano subito al pericolo e alla catastrofe planetaria imminente (la foto in alto viene spesso usata in questo senso) non appena viene introdotto qualcosa di nuovo e quindi sconosciuto. Un timore che nel caso dei cellulari è andato progressivamente aumentando con l'accrescersi della loro popolarità e diffusione, mentre la logica vorrebbe semmai il contrario.
Sarà il momento della svolta e della riabilitazione ufficiale dei telefonini?
Vedremo. Intanto abbiamo questo gruppo di ricercatori che si dice "abbastanza fiducioso" dei suoi risultati da chiedere a gran forza ulteriori ricerche in questo senso. E non possiamo nemmeno accusarli di aver confermato quello che volevano dimostrare fin dall'inizio, perché, come ho detto, anche loro stavano indagando sui possibili effetti dannosi delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari quando hanno fatto la sorprendente scoperta.
L'obiettivo del loro studio era infatti quello di quantificare gli effetti dannosi dell'esposizione a livelli di radiazioni simili a quelli emesse dai telefoni cellulari su un gruppo di topi di laboratorio.
In pratica i topini hanno ricevuto due dosi giornaliere di ora ciascuna alla mattina e al pomeriggio per otto mesi che equivale alle dosi di radiazioni elettromagnetiche a cui è sottoposto un utente che usa frequentemente il telefonino.
Dettaglio non irrilevante, la metà dei topi era geneticamente modificata per avere i sintomi della malattia di Alzheimer. Ed è stato proprio questo che ha permesso di osservare che l'esposizione alle onde elettromagnetiche si associava alla scomparsa delle placche "amiloide" - depositi di proteine nel cervello - ritenute responsabili della demenza.
"Nei topi giovani quindi senza sintomi benché predisposti a sviluppare la malattia da adulti, le onde elettromagnetiche hanno invece impedito la formazione di queste placche amiloidi portando anche diversi effetti benefici cognitivi" scrivono i ricercatori nell'articolo pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, suggerendo che "le onde potrebbero impedire l'adesione reciproca delle placche a formare grumi sempre più grossi e invasivi, o stimolare direttamente i neuroni a contrastarne la formazione".
Rebecca Wood, capo esecutivo dell'Alzheimer's Research Trust, ha dichiarato che "questa ricerca è stata effettuata in topi che imitano alcuni dei sintomi della malattia di Alzheimer" e che quindi "non è ancora possibile dire se nelle persone si hanno effetti simili".
I ricercatori ci sperano, ma serviranno ancora molte indagini prima di poter replicare lo studio negli esseri umani e confermare, o smentire se i cellulari davvero possono migliorare le nostre funzioni congitive e, cosa più importante, impedire di farci ammalare di una malattia così debilitante.
Per ora resta quindi valido il consiglio di non passare buona parte della giornata a parlare al cellulare.
Fonte arteesalute.blogosfere.it