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15 gennaio 2010 - Sclerosi multipla, lanciata una rivoluzione nella cura

laboratorio 2

Resta ancora un esperimento, in Italia la sanità ministeriale mantiene le distanze, i pochi imperi farmaceutici che producono interferone (finora l'unica cura ufficiale e convalidata) continuano ad incassare in tutto il mon...do miliardi di dollari e ovviamente cercano di mettersi di traverso, ma per i malati di sclerosi multipla la scoperta del prof. Paolo Zamboni, ricercatore dell'Università di Ferrara, è già molto più di una speranza. In migliaia creano siti e aprono forum per saperne di più ma anche per far riconoscere la possibilità di una terapia che all'estero (nemo propheta in patria, la storia si ripete) vanta prestigiosi riscontri scientifici e che soprattutto mostra risultati tangibili. Zamboni - che è in linea diretta, fra l'altro, con Vicenza e la Fondazione Smuovilavita, e presenterà la sua ricerca nel convegno in programma il 23 gennaio all'Alfa Fiera hotel - ha scoperto una malattia vascolare, la Ccsvi, sigla inglese per Insufficienza venosa cronica cerebrospinale, presente almeno nel 90 per cento dei sofferenti di sclerosi multipla. «Questi malati - spiega - hanno le vene cerebrali che non funzionano bene. La ragione è che si sono ristrette. Un fatto che probabilmente era sfuggito perché non si trovano all'interno del cranio, ma all'esterno, nel collo e nel torace, molto più vicine al cuore che non al cervello. Ebbene: abbiamo scoperto che questo problema è peculiare della sclerosi multipla».La Ccsvi si può diagnosticare con un ecodoppler speciale, e si cura con un piccolo trattamento endovascolare in day hospital, cioè senza ricovero, bisturi e anestesia generale. «Sì, lo abbiamo inventato noi. Con una puntura endovenosa si fa navigare un catetere nelle vene del paziente. Quando le raggiunge gonfia un palloncino che permette di dilatarle. Questa terapia riduce le ricadute, il numero di lesioni cerebrali e spinali, e migliora la qualità della vita». In pratica nulla di diverso dalla classica angioplastica: solo che la procedura si effettua all'interno delle vene, non nelle arterie. La scoperta, che potrebbe diventare epocale, è appunto che la cura incide sul decorso della sclerosi multipla. Se si liberano le vene occluse la malattia si blocca o rallenta. Il nesso non sarebbe casuale, ma scatterebbe un rapporto causa-effetto. L'ostruzione venosa impedisce al sangue di scorrere normalmente nel cervello, e questo, secondo il professore ferrarese, ora corteggiatissimo dagli atenei americani, provoca depositi di ferro, danneggia il tessuto cerebrale e fa impazzire i neuroni. Zamboni, 53 anni, direttore del centro malattie vascolari dell'università di Ferrara - lavora in abbinata con il neurologo bolognese Fabrizio Salvi e un team di 15 collaboratori - ha convinto la Multiple Sclerosis Society of Canada, all'inizio molto diffidente, e poi gli studiosi del Jacobs Neurological Institute canadese, che hanno lanciato un'indagine su un migliaio di pazienti affetti da sclerosi multipla: i risultati usciranno sul Journal of Vascular Surgery. Ha avuto consensi pure a Londra al 31° Charing Cross International Symposium, uno dei più importanti al mondo. La sua ricerca (“The Big Idea") è uscita sulla rivista della Royal Society of Medicine di Londra. E per sostenere il suo impegno è nata a Bologna la Fondazione Hilarescere. La chiave della sclerosi multipla non si troverebbe solo nel sistema immunitario ma anche nelle vene. Zamboni, che si interessa di sclerosi multipla da un decina di anni, da quando la moglie Elena è stata colpita dalla malattia, ha aggiunto un prezioso tassello.  

Fonte Il Giornale di Vicenza e alessandrorasman.blogspot.com