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Comunicazione e disabilità: in Italia solo nel 3% degli spot commerciali è presente una persona con disabilità, contro il 26% degli spot stranieri, a indicazione di quanto il tema della disabilità abbia diritto di cittadinanza nel mondo della comunicazione pubblicitaria. È il dato che emerge dalla ricerca “Comunicare la disabilità”, realizzata su un database di 26mila spot pubblicitari, italiani e stranieri, dall’Osservatorio nazionale permanente sulla comunicazione e la disabilità dell'università Iulm di Milano in collaborazione con l'assessorato alla Salute del comune.
“L’uso significativo dei testimonial negli spot italiani (13%) rispetto a quelli stranieri, la presenza negli spot di sole persone con disabilità (47%) negli spot sociali stranieri contro il 27% in quelli italiani che prediligono affiancare nel 47% dei casi soggetti normodotati ai soggetti con disabilità, l’uso eccessivo dell’immagine pietistica o, all’estremo opposto, di quella eroica (es. la persona disabile che vince le gare sportive) caratterizzano i nostri spot sociali differenziando profondamente la comunicazione sociale italiana da quella di altri contesti socio-culturali”, si legge nel comunicato. In sostanza, secondo lo studio, la comunicazione sociale straniera risulta essere più immediata, pragmatica, a volte troppo drammatica e finalizzata a suscitare forti emozioni come sconforto, senso di colpa, tristezza; anche se dall'estero arrivano molteplici esempi di come negli spot, nei serial e nelle trasmissioni televisive e radiofoniche le persone disabili siano parte attive e a volte centrali della narrazione, della sceneggiatura, dei messaggi e dei contenuti. Per contro, lo stile degli spot sociali italiani è ancora eccessivamente “supportivo”, a lieto fine, meno violento o impattante e finalizzato ad attivare prevalentemente emozioni positive, però la rappresentazione della disabilità risulta ancora troppo legata a stereotipi che non raffigurano un reale spaccato della realtà quotidiana delle persone disabili.
Un'altra parte della ricerca indagava la comunicazione tra persone disabili e amministrazione pubblica, basandosi su un'indagine che ha coinvolto circa 150 soggetti tra persone con disabilità, i loro familiari e gli operatori del settore pubblico e del privato sociale. Ne è emerso che il mondo delle persone con disabilità soffre ancora, troppo spesso, di una difficoltà nell'accedere, anche nel proprio contesto territoriale, alle notizie e ai servizi di pubblica utilità e alle opportunità esistenti, perché non adeguatamente comunicati. È stata inoltre evidenziata la propensione all’utilizzo di sistemi di comunicazione diretta (come il passaparola) per l’accesso alle informazioni riguardanti i servizi e le prestazioni, con un uso sempre più crescente di internet, che va però mediato rispetto a problematiche come il “digital divide” e il pieno accesso alle tecnologie. Per contro, resta basso il livello di appeal delle campagne informative e pubblicitarie, in particolare quelle di affissione. Emerge infine la necessità del miglioramento e dello sviluppo di azioni di comunicazione all’interno di strutture informative (come gli sportelli disabili) e ospedaliere, quest’ultime luoghi di primo contatto diretto con la disabilità e con le necessità operative ad essa collegata.
Fonte Affari Italiani.it