| id_tab1_col0 | id_tab1_col1 | id_tab1_col2 | id_tab1_col3 | ||||||||||||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| id_tab1_col0 |
|
| idnavigation | ||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Home | Socializzazione | Raccolta News | News Nazionali ed Internazionali | Anno 2009 | Marzo | 23 marzo 2009 - Aids, in Italia sono circa 40.000 le presunte infezioni non diagnosticate |
| idmenu2 |
|---|
| Area Riservata |
La storia dell’HIV (Human Immunodeficiency Virus) e di quella che sarebbe stata denominata ‘la peste del secolo’, l’AIDS, inizia il 5 giugno 1981, quando i Centers for Diseases control and prevention (Cdc) di Atlanta segnalarono, tra i giovani omosessuali americani, un improvviso aumento di una forma di polmonite piuttosto rara e di un’altrettanto poco comune tipologia di cancro. Compariva così, per la prima volta, una patologia – la sindrome da immunodeficienza acquisita – destinata a provocare una vera e propria pandemia, con 27 milioni di persone, di tutte le razze e di tutti i ceti sociali, decedute e oltre 65 milioni di persone contagiate in tutto il mondo.
Nonostante i progressi delle terapie e le recenti sperimentazioni che aprono la strada alla possibilità di nuove cure, oggi l’AIDS continua a mietere vittime in tutto il mondo. E questo perché il rischio di infezione ha ripreso a crescere in maniera allarmante sia nei paesi occidentalizzati, che in quelli in via di sviluppo, a causa di un inspiegabile calo di attenzione sul fenomeno che sta generando una sorta di “contagio inconsapevole” provocato dalle persone infette non diagnosticate. Prima che l’infezione da HIV sia diagnosticata, infatti, le persone non sanno di averla contratta e pertanto, oltre a non poter beneficiare di trattamenti e cure, possono inconsapevolmente trasmetterla ad altri. A questo proposito, sono ancora troppo poche sono le iniziative e i canali di informazione volti a sensibilizzare l’opinione pubblica in materia di prevenzione e trattamento dell’HIV.
l’hiv nel mondo e in europa
Secondo il 2008 Report on the Global AIDS Epidemic, stilato dall'UNAIDS - il programma congiunto delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione mondiale della sanità sull'HIV/AIDS che fotografa l'epidemia in tutto il pianeta – oggi le persone affette da HIV nel mondo sono 33 milioni (30,9 milioni gli adulti e 2 milioni i bambini). Nel 2007 hanno contratto il virus 2,7 milioni di persone, mentre i morti per cause correlate all’AIDS sono stati 2 milioni.
L’Africa sub sahariana è ancora la regione più colpita dall'epidemia, con il 67% dei malati e il 72% dei decessi per malattie correlate all’Aids. In Africa, inoltre, il 60% delle persone affette da HIV sono donne, percentuale che sale al 75% tra le fasce d’età più giovani.
Tra le regioni più colpite dal virus dell’HIV, nel mondo, anche Asia meridionale e Sud-est asiatico. In particolare, i tassi relativi alle nuove infezioni da HIV risultano in aumento in Cina, Indonesia, Kenya, Mozambico, Papua Nuova Guinea, Russia, Vietnam e Australia.
Nonostante l'aumento degli aiuti internazionali per la lotta all'AIDS nei Paesi a basso e medio reddito, sottolinea Unaids, è necessario un maggiore impegno economico per raggiungere, entro il 2010, l'obiettivo dell'accesso universale alla prevenzione e al trattamento. Oltre alla prevenzione, l'impegno di tutti i paesi deve garantire l'accesso ai trattamenti antiretrovirali, di superare le disuguaglianze di genere e di promuovere l'istruzione.
L’HIV/AIDS rimane un grave problema di salute pubblica anche in Europa, con 740.000 persone affette dal virus nell’Europa centrale e occidentale e 1,7 milioni nell’Europa orientale e nell’Asia centrale. Le relazioni di EuroHIV e UNAIDS confermano, infatti, che il numero di nuovi contagi continua a crescere «ad un tasso preoccupante» nell'Unione europea e che in alcuni Paesi il numero di persone che si stima siano contagiate dall'HIV «è di quasi tre volte superiore alle cifre ufficiali». In particolare, in Europa, l’incidenza dell’epidemia sale in Germania, Regno Unito e Ucraina.
l’hiv in italia
L’infezione da HIV costituisce, oggi, uno dei fenomeni più complessi della nostra società. Per questo, parlare di Aids e di prevenzione in modo appropriato e trasparente significa contribuire a togliere la cortina di pregiudizi sulla malattia ed evitare lo stigma nei confronti dei malati e dei sieropositivi che nel nostro Paese sono un numero sempre crescente. Diversi studi evidenziano come sia cambiato, nel corso dei decenni, il target di persone più esposte al rischio di contrarre il virus.
Se all’inizio della scoperta della malattia, negli anni ’80-’90, la fonte principale di contagio era la tossicodipendenza (oggi la percentuale di tossicodipendenti sieropositivi tocca appena il 27, 4%), attualmente la trasmissione avviene principalmente per via sessuale, sia eterosessuale (43,7%) che omo/bisessuale (22%). E se oggi, rispetto agli anni passati, è più facile dominare la malattia e le terapie disponibili sono indubbiamente più efficaci, tanto da aver ridotto in maniera significativa il numero dei decessi, tuttavia si stima che le persone che vivono con HIV/AIDS siano 120 mila, numero che tende ad aumentare anche in ragione di circa 3.500-4.000 nuove infezioni all'anno.
In Italia, dall'inizio dell'epidemia ad oggi si sono registrati 58.400 casi e 35.300 sono i decessi per AIDS. I dati forniti su base volontaria da Regioni e Province mostrano alti livelli di incidenza di nuove infezioni nelle seguenti aree del territorio italiano:
Il dato più negativo è che oltre il 50% scopre di essere sieropositivo solo a ridosso della diagnosi di malattia conclamata. Ma non solo: la percezione del rischio è minore tra certe categorie di persone. E così cambia l'età media delle persone che contraggono il virus: ormai supera i 40 anni, con un incremento fra le donne che ormai rappresentano la metà dei malati.
Per quanto riguarda l'andamento della mortalità, a partire dal 1997 si è iniziato a registrare un progressivo declino dei decessi, che nel 2007 sono stati circa 200: una significativa diminuzione conseguenza diretta del progressivo inserimento delle nuove terapie antiretrovirali che hanno contribuito a trasformare l'AIDS in una malattia ad andamento cronico.
Un ultimo dato allarmante è quello delle cifre del sommerso: sono, infatti, circa 40.000 le presunte infezioni non diagnosticate. Troppe persone inconsapevoli, un’abitudine che comprova quanto sia bassa la percezione del rischio di un contagio da HIV nel nostro Paese e quanto sia sottovalutato il più importante mezzo che abbiamo a disposizione per sconfiggere la malattia: la prevenzione.
Fonte:
Angela Sirago
asirago@webershandwick.com