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26 maggio 2008 - Termoli denuncia, La vita impossibile dei disabili: mare vietato, sberleffi e pericoli

disabili

Termoli. Bastava guardare, fino a qualche giorno fa, le giostrine per bambini in piazza Monumento per accorgersi che Termoli si cura ben poco dei ‘suoi’ disabili. Montate a due passi da uno scivolo per carrozzine, le giostrine impedivano il passaggio. E’ solo un esempio di quanto sia difficile per un portatore di handicap abitare – e muoversi – nella città adriatica. Raffeale Tamburini ha 50 anni, è da sempre affetto da difficoltà motorie che lo costringono a muoversi con una bici speciale, a tre ruote, ma se è impacciato nel fisico ha invece uno spirito battagliero. Ogni giorno esce di casa per passeggiare e forse nessuno come lui conosce le difficoltà e i pericoli di Termoli.


Qual è la prima difficoltà che incontri quando la mattina monti sulla tua bici per andare in centro?
«Le buche! Ce ne sono moltissime e sono un pericolo non solo per noi portatori di handicap ma anche per gli altri cittadini. Per esempio in piazza Monumento ci sono tutte quelle dove sono stati spiantati degli alberi».

Quanti disabili frequentano la città?
«Siamo 1.400 tra Termoli e i paesi limitrofi»

Tu vai tutti i giorni in piazza Monumento?
«Solo la mattina, perché nel pomeriggio ci sono troppi ragazzini che mi prendono come bersaglio».

In che senso?
«Mi prendono in giro, mi offendono e io non faccio in tempo a chiamare la polizia o i vigili urbani che loro sono scomparsi»

Beh, non sembra un bel comportamento di sicuro. Ma le tue difficoltà sono anche altre: ad esempio, gli scivoli funzionano?
«Nient'affatto. Sono stati realizzati, è vero, ma quando li hanno progettati hanno evidentemente scambiato l'area per il perimetro perché sono troppo stretti e io, con questa bici a tre ruote, non posso usarli. In realtà non può usarli facilmente nemmeno chi è costretto su una carozzella. Morale: vanno bene solo per i passeggini. Sono stati messi in punti sbagliati dei marciapiedi. E come se non bastasse sono sempre sbarrati da auto che parcheggiano selvaggiamente».

Qualche esempio?
«Davanti alla biblioteca ad esempio le auto parcheggiano alla fine del marciapiede e a noi disabili tocca allungare la strada. Poi basta guardare dove erano state montate le giostrine in piazza Monumento, a due passi dallo scivolo, per rendersi conto che non si presta molta attenzione alle nostre esigenze».

Però proprio in questi giorni stanno realizzando un ascensore in Comune per adeguarsi alle esigenze dei disabili, e questa dovrebbe essere un buona notizia.
«Anche quello è troppo stretto, non c'è spazio di manovra per una carrozzella. Ma in generale gli uffici pubblici sono inaccessibili per noi».

E com'è la situazione in spiaggia?
«Assurda. Questa è una battaglia che conduco da tempo. Per accedere a uno stabilimento balneare noi disabili dobbiamo suonare un campanello e aspettare - ammesso che il campanello funzioni - che qualcuno ci venga a prendere per farci scendere le scale. Ho calcolato che in un giornata dovrebbero venirmi a prelevare sei volte, il che anche per me è imbarazzante».

E in spiaggia ci sono i sevizi per i portatori di handicap?
«Spesso non ci sono docce attrezzate e soprattutto non c'è assistenza adeguata».

Vuol dire che potete contare solo su familiari e conoscenti?
«Esatto, ma c'è anche chi non ha conoscenti che possono prendersi cura di lui. L'assistenza in spiaggia c'è ma costa cinque euro al giorno e non tutti se la possono permettere»

Cinque euro!
«Proprio così»

E ci sono luoghi dove incontrarvi, centri di aggregazione?
«No, benché io abbia provato a chiederlo più volte. A Campomarino ad esempio ci sono strutture attrezzate dove ci si incontra, e anche un dormitorio. Io sono costretto ad andare lì. Io avevo chiesto la possibilità di usare i locali del vecchio ospedale, ma a oggi non è ancora successo niente».

Ti senti di mandare un messaggio ai termolesi e alle istituzioni?
«Direi che devono considerare che noi disabili non solo abbiamo una dignità, ma offriamo anche possibilità di lavoro. Assistere un disabile è un lavoro, che sia in casa, in spiaggia oppure in una struttura attrezzata, solo che le istituzioni dovrebbero impegnarsi economicamente».

Fonte: di Daniela Fiorilli - Primonumero