Si terrà , al campo della Unione Rugby Capitolina, la XII edizione del Torneo di minirugby "Piero Gabrielli" - organizzata dalla URC, da "Mille bambini a via Margutta onlus", dal Comitato Nazionale Italiano Fair Play e dall'HDI Assicurazion.
Il torneo - a cui parteciperanno una dozzina di clubs di Roma e Provincia - è riservato alle categorie propaganda Under 7, 9, 11, con coinvolgimento di maschi e femmine...
Il torneo non darà luogo a vinti né a vincitori, si giocherà con lo spirito del Fair Play, lealtà, amicizia, solidarietà, ideali del rugby, che hanno ispirato, nel 1975, Piero Gabrielli insieme ai compagni di gioco Paolo Rosi e Bubi Farinelli e con il sostegno del "Pacchetto di mischia" della Rugby Roma e della Nazionale degli anni '50) a fondare il movimento culturale "Mille bambini a via Margutta", con lo scopo di informare per la prevenzione delle disabilità e per la difesa dei diritti civili delle persone disabili. Come ogni anno i premi sono improntati esclusivamente all'insegna del Fair Play e costituiti, soprattutto, per desiderio dei ragazzi, al 90% da palloni. Nella occasione sarà inoltre attribuito, con una targa, il Premio "Bubi Farinelli" al miglior giocatore di rugby romano juniores 2007.
Il rugby come veicolo di valori quindi, e non come mero fatto tecnico ed agonistico, come può essere banalmente visto da chi non riesce a trovare una focalizzazione più ampia e di spessore verso l'educazione dei bambini, un impegno pedagogico più che meramente tecnico. Il rugby come strumento essenziale di integrazione sociale e di educazione sportiva, utiel anche e soprattutto per quei ragazzi cosiddetti "a rischio", perché provenienti da realtà sociali compromesse a livello familiare o ambientale.
Quante sono le società italiane che vogliono e riescono a produrre un impegno di questo spessore?
La Onlus della URC in collaborazione con la Associazione Persone Down ha avviato una sperimentazione di integrazione attraverso il gioco del rugby: ragazzi con e senza problemi insieme in campo, contro l'abbattimento delle barriere culturali.
Fonte: minirugby