La notizia arriverà più o meno in coincidenza con la giornata nazionale del Braille che si celebra oggi, quest'anno per la prima volta, grazie a una legge a costo zero approvata in tempo record, sponsor Enzo Bianco. Che ha partecipato alla presentazione della festa assumendosi un impegno un po' più costoso: far arrivare i libri ai non vedenti in tempo per l'inizio dell'anno scolastico.
Chi non sta fra i ciechi potrebbe chiedersi che impegno sia. È una promessa seria, invece, poiché i testi scolastici in Braille (spesso mal tradotti e pieni di errori) arrivano puntualissimamente in ritardo, certe volte anche alla fine dell'anno. Forse per garantire ai disabili le pari opportunità della dannosa burocrazia riservata ai normodotati.
Sollecitato dal moderatore Andrea Vianello, Bianco, al tavolo dell'Unione Ciechi in via Borgognona (che qualcuno vorrebbe cambiare in via Louis Braille) ha promesso pure che fonderà l'associazione parlamentare Amici dei ciechi. L'anno prossimo, il 9 gennaio, si festeggeranno i 200 anni della nascita di Louis Braille, un francese, molto poco amato in patria dato il disinteresse per la sua casa museo che Tommaso Daniele vorrebbe invece valorizzare. Perché in quell'appartamento Braille costruì l'alfabeto «delle parole che si leggono toccando» nell'elaborazione di combinazioni su puntini. Li trovate di solito negli ascensori. Sono appuntiti sotto il polpastrello. Quei rilievi rappresentano per i ciechi e per gli ipovedenti la strada verso il sapere. Perché non bastano radio, tv, internet. Leggere è un'altra cosa. E sono decine le testimonianze commoventi di chi, grazie al Braille, ha potuto dirsi vivo. Scoprendo magari, come si legge nella lettera di un cieco condannato dalla famiglia a chiedere l'elemosina, di essere intelligente, di poter arrivare sempre fra i primi cinque a scuola. Per un futuro in accompagnamento, ma fatto anche di «solitudine piena» nella quale, leggendo, si elaborano ricordi e progetti. Questo è il Braille.
Ma non è sempre poesia. Ad esempio, gli insegnanti di sostegno, che in Italia sono 92.000 di cui la metà precari, non hanno diritto a esercitare in regime di specialità per cui s'occupano di ciechi o di autistici indifferentemente. Pare che dalla prossima legislatura non sarà più così se l'impegno di Mariangela Bastico, vice ministro alla Pubblica Istruzione, si trasformerà in realtà: le scuole sceglieranno i docenti in base alla presenza delle necessità dei disabili. Anche qui, semplice. Forse bastava pensarci prima. Oggi nelle scuole si dedicherà un po' del tempo dell'insegnamento al Braille. E di Braille si parlerà in tv, alla radio e sui giornali. Un primo passo per capire quanto vale leggere.
Fonte: di Anna Fiorino - La Stampa