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21 febbraio 2008 - L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti festeggia "la giornata del Braille"

Braille 1

Con legge 3 agosto 2007, n. 126, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 189 del 16 Agosto 2007, il Parlamento italiano ha istituito la "Giornata nazionale del Braille", da celebrarsi annualmente il giorno 21 del mese di febbraio, quale momento di sensibilizzazione dell'opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti.

La particolare ricorrenza, considerata dalla legge come solennità civile ai sensi della legge 27 maggio 1949, n. 260, prevede che “Nell'ambito di tale giornata, le amministrazioni pubbliche e gli altri organismi operanti nel settore sociale possono promuovere idonee iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, nonché studi, convegni, incontri e dibattiti presso le scuole e i principali mass-media, per richiamare l'attenzione e l'informazione sull'importanza che il sistema Braille riveste nella vita delle persone non vedenti e di quanti sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle loro vicende, al fine di sviluppare politiche pubbliche e comportamenti privati che allarghino le possibilità di reale inclusione sociale e di accesso alla cultura e all'informazione per tutti coloro che soffrono di minorazioni visive.”

Al centro dell’iniziativa del 21 febbraio si colloca l’opera benemerita del francese Louis Braille (1809-1852) che ideò nel 1829 il particolare tipo di scrittura oggi universalmente utilizzato da persone non vedenti. Dal 1952 la sua salma riposa nel Pantheon di Parigi, a riconoscimento della sua opera a favore dell'umanità.
Come risulta evidente dalle finalità della legge, la particolare circostanza della Giornata del Braille che trova attuazione per la prima volta da quest’anno, offre l’occasione per una riflessione che, oltre ad evidenziare il grande valore del sistema di lettura e scrittura Braille per persone cieche, consente l’approfondimento del problema dell’integrazione scolastica nei suoi diversi aspetti.

I dirigenti scolastici vorranno assumere ogni opportuna iniziativa per valorizzare la Giornata, anche d’intesa con le locali istituzioni per ciechi e con le sezioni provinciali dell’Unione ciechi. Per meglio orientare le scelte per le iniziative che si vogliono adottare, potrà essere consultato anche il sito dell’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (www.uiciechi.it).

IL CAPO DIPARTIMENTO
Giuseppe Cosentino


  • Si comunica che in occasione della "Giornata nazionale del Braille" Fuoriclasse canale scuola-lavoro per Rai Educational, ha realizzato una puntata sul tema dell'integrazione lavorativa e scolastica dei non vedenti, con particolare attenzione all'utilizzo delle nuove tecnologie in tale senso.

La puntata dal titolo "Vedere Oltre" verra' trasmessa il 21 febbraio 2008 con i seguenti orari:

- Rai Edu1 ore 12:00/12:30, con replica ogni 8 ore

- Rai 1 la notte tra giovedi' 21 febbraio e venerdi' 22 febbraio, approssimativamente alle ore 01:00.


Una scheda
A cura dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

L'autentica originalità del sistema braille consiste, in primo luogo, nella sua perfetta rispondenza alle esigenze della percezione tattile. Infatti, la fondamentale preoccupazione di Braille fu quella di trovare una scrittura leggibile per mezzo delle dita. «Il lettore cieco non conta i punti in rilievo, come non pochi sembrano credere, ma percepisce delle strutture costituite di punti, in modo tale che i complessi meglio individuabili non sono quelli costituiti da un minor numero di punti, bensì quelli rappresentati da forme più peculiari» (Henri).
Ogni segno del sistema ha dimensioni tali, da poter essere ricoperto dal polpastrello del dito lettore (per un'altissima percentuale di ciechi è l'indice della mano sinistra). Al fine di accelerare la velocità di lettura, alcune scuole insegnano ad utilizzare insieme l'indice e il medio di entrambe le mani. La lettura avviene mediante il movimento delle dita secondo la direzione della riga. I normali caratteri prodotti in rilievo richiederebbero movimenti trasversali alla riga, a causa delle loro forme e delle loro dimensioni, determinando un eccessivo rallentamento della lettura.
Braille, proprio perché si era avvalso della sua esperienza personale, aveva potuto definire con precisione le dimensioni dei caratteri del proprio sistema, tanto che non hanno ottenuto significativi successi tutti i tentativi di utilizzare caratteri con dimensioni ridotte. Il potere di risoluzione del tatto è incomparabilmente inferiore rispetto a quello della vista; la soglia percettiva tattile presenta limiti invalicabili.
In secondo luogo, vanno segnalate la semplicità e la razionalità del sistema, costituito dalle sessantaquattro combinazioni di sei punti, (compreso lo spazio vuoto). I punti sono organizzati in serie ricorrenti, in modo tanto razionale, da consentire ad un adulto di apprenderlo facilmente in poche ore.
È tuttavia possibile, mediante l'unione di più segni, ottenere un numero anche elevato di simboli, particolarmente utili per la trascrizione della musica, della matematica e delle scienze.
Da ultimo, vanno ricordate due caratteristiche veramente straordinarie del braille: il sistema risulta estremamente duttile e flessibile, tanto che, con i solititi sei punti, ricorrendo a piccoli accorgimenti, i ciechi hanno la possibilità di leggere e di scrivere tutti i testi di loro interesse. Lingue antiche e moderne, le lingue slave, l'arabo, il cinese (i ciechi cinesi, per scrivere in braille, hanno sostituito gli ideogrammi con una scrittura fonetica).
Lo stesso Braille, come si è accennato sopra, fin dalla prima edizione della sua opera, si preoccupò affinché fosse possibile scrivere la musica.
Al fine di evitare equivoci sulla natura del testo da leggere (le dieci cifre, ad esempio, corrispondono alle prime dieci lettere dell'alfabeto, come sono scritte con segni, corrispondenti a lettere dell'alfabeto, le note musicali), si usano apposite chiavi di lettura, in modo che il lettore possa immediatamente comprendere se sta leggendo un testo letterario o matematico o musicale o altro.
Il braille è risultato perfettamente adattabile anche all'informatica, tanto che gli otto punti utilizzati dal sistema binario hanno consentito di realizzare display braille con cui l'utente può utilizzare indifferentemente il braille a otto o a sei punti. Questa ulteriore possibilità di adattamento del sistema ha prodotto risultati di incalcolabile valore: i testi possono essere agevolmente trasferiti da un qualsiasi computer al dispay braille e viceversa, possono essere memorizzati, immessi in una stampante, possono essere rielaborati, integrati, corretti innumerevoli volte… Al fine di ridurre gli spazi notevoli richiesti dalla trascrizione in braille, ma anche per accelerare la lettura, si è fatto ricorso a speciali forme di stenografia.
Per l'italiano, esiste una stenografia braille, ma, per ragioni diverse, praticamente non viene utilizzata. Larghissimo uso della stenografia, invece, si fa in Germania, nei Paesi anglofoni e francofoni.
Il braille ha fatto uscire i ciechi dalla preistoria, consentendo loro di comunicare per iscritto, di partecipare attivamente alla vita culturale della società. Sarebbe impossibile, oggi, pensare alla formazione di una persona che non padroneggiasse con disinvoltura un proprio sistema di scrittura. Da un'indagine, condotta negli Stati Uniti, è risultato che i ciechi alfabetizzati hanno probabilità di trovare un'attività lavorativa soddisfacente, mentre gli analfabeti sono generalmente destinati alla disoccupazione.
Nonostante i molteplici benefici recati ai ciechi dal sistema di lettura e scrittura, ideato da uno di loro, appositamente per loro, purtroppo ancora molti manifestano una forte ostilità. Da molti genitori, ad esempio, il braille è considerato emarginante e stigmatizzante. In qualche modo, l'apprendimento del braille è identificato con il riconoscimento definitivo della cecità del figlio: occorre rispetto per il sentire di ognuno, ma noi abbiamo l'obbligo di far sapere che nel contesto sociale attuale, l'analfabetismo crea enormi difficoltà. L'autentica emarginazione deriva dall'impossibilità di risolvere problemi, non già dagli strumenti con i quali i problemi si risolvono.
Molte volte abbiamo sentito dire che il braille è superato e che non serve più. Lo dicono anche troppi insegnanti di sostegno che, particolare tutt'altro che trascurabile, non solo non conoscono il braille che dovrebbero insegnare agli alunni affidati alle loro cure, ma che rifiutano anche di impararlo, relegando i malcapitati bambini alla condizione di analfabeti strumentali.
Scrive il Gauvrit: «Braille ha liberato l'intelligenza e le forze vive di una massa di uomini emarginati dall'istruzione e dal lavoro degli altri uomini…», «Ponendo i suoi sei punti sotto le dita dei ciechi, egli li ha resi simili agli altri, ha consentito loro di leggere in modo diretto, corrente ed intelligibile i medesimi testi, di conoscere la stessa civiltà, di partecipare con gli altri e come gli altri alle più alte manifestazioni della vita culturale».
Il braille presenta, però, anche alcuni gravi limiti. Anzitutto, gli alti costi di produzione, dovuti alla carta speciale ed alla necessità di avvalersi di personale preparato ad hoc. Poi i lunghi tempi necessari per produrlo, a causa dei quali il materiale posto a disposizione dei lettori risulta sempre insufficiente. Finalmente, le dimensioni dei volumi braille: ogni opera occupa numerosi e spessi volumi di centimetri ventisei per trentacinque, tanto da non consentire ai ciechi di disporre di una biblioteca personale. Si è, almeno in parte, ovviato all'inconveniente, ricorrendo al sistema della biblioteca circolante.

Fonte   Vita.it   /   La Redazione Fuoriclasse