id_tab1_col0 id_tab1_col1 id_tab1_col2 id_tab1_col3
id_tab1_col0 logoD  
id_tab2_col0 id_tab2_col1 id_tab2_col2
id_tab2_row0  Aiuto 
id_tab3_col0 id_tab3_col1 id_tab3_col2 id_tab3_col3 id_tab3_col4 id_tab3_col5 id_tab3_col6 id_tab3_col7 id_tab3_col8 id_tab3_col9 id_tab3_col10 id_tab3_col11
id_tab3_row0   Home | Chi siamo | Contattaci | Accessibilità | Mappa  
idnavigation
idmenu1
Informazione 
 · ICF
 · C.U.P.H.
 · Agevolazioni
 · Previdenza
 · Servizi socio-sanitari
 · Fondi Auton. Possibile
 · Mobilità
 · Barriere architettoniche
 · La casa
 · Istruzione
 · Formazione e Lavoro
 · Cooperative
 · Associazioni
 · Patronati
 · Ammin. di Sostegno
 · Sportello Assistenti Familiari
 · Modulistica
 · Normative
 · Siti utili
 · Risorse del Territorio
Minori 0-17 anni 
 · Servizi socio-sanitari
 · Indennità di frequenza
 · Istruzione scolastica
 · Scuole
 · Centri di aggregazione
Socializzazione 
 · Motore di Ricerca: Comunità attiva
 · Raccolta News
 · Forum
 · La vostra voce
 · Segnalazioni
 · Progetti mirati
 · Photoalbum
 · Tempo libero
 · Sport e Terapie
 · Turismo
 · Downloads

idmenu2
Area Riservata

26 novembre 2007 - L'Italia invecchia, cresce il peso delle pensioni

Denaro

I dati della Ragioneria generale dello Stato lo confermano: anche nel 2005 la spesa previdenziale, così come quella assistenziale, è cresciuta assai di più del Pil. Il peso di pensioni e trattamenti assistenziali, dunque, continue a crescere rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese. Il tutto nel più assordante silenzio delle parti.

Nel caso in cui qualcuno ancora si chiedesse a cosa servono i fondi pensione, gli ultimi dati elaborati dalla Ragioneria generale dello Stato per l'anno 2005 dovrebbero togliere ogni residuo dubbio: la spesa per prestazioni previdenziali è infatti cresciuta del 3,6%, mentre quella dovuta a prestazioni assistenziali è aumentata anche di più, del 5%. Una spesa che si distribuisce in maniera disomogenea per le varie regioni italiane, con la Lombardia (con 41.457 milioni di euro) in testa a livello di spese previdenziali, seguita da Lazio (22.633 milioni) e Piemonte (20.539 milioni). Guardando però un poco più attentamente ed estrapolando le sole spese per assistenza alle spalle della Lombardia (2.304 milioni) si notano le principali regioni del Sud: Campania (1.734 milioni), Sicilia (1.622 milioni) e Puglia (1.481 milioni).

Secondo la Ragioneria, a influenzare l'aumento della spesa previdenziale è stato in particolare l'andamento del numero delle pensioni oltre che gli incrementi per perequazione automatica per l'anno 2005. In totale la spesa per pensioni e indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ciechi e sordomuti, è risultata pari a 12.660 milioni di euro, appunto il 5% in più rispetto al 2004. Quanto alla spesa per i soli Trattamenti di fine rapporto (Tfr), pari nel complesso a 4.283 milioni di euro, il maggiore erogatore è risultato essere l'ex Enpas (con 2.848 milioni di euro), seguito dall'ex Inadel (con 1.110 milioni di euro). 

Per quanto riguarda la spesa assistenziale, pari nel complesso a 14.676 milioni di euro (+5%) erogati dall'Inps (cui vanno aggiunti 884 milioni di euro di spesa sostenuta da altri enti), essa si divide in una serie di voci principali che vanno dagli assegni al nucleo familiare (4.939 milioni), dai trattamenti di disoccupazione (3.362 milioni), dagli assegni per malattia e maternità (3.934 milioni), ai trattamenti di mobilità (1.039 milioni di euro) e di cassa integrazione (918 milioni di euro). A pesare in questo caso, fa notare la Ragioneria Generale dello Stato, è il trattamento di indennità di disoccupazione, che da solo registra una crescita attorno all'8,6%.

Ancora una volta, insomma, i dati della Ragioneria generale dello Stato fotografano un'Italia che invecchia e vede crescere il peso delle pensioni rispetto alla ricchezza prodotta dal paese, visto che il Pil, dal 2004 al 2006, è cresciuto in Italia rispettivamente del +1,3%, del +0,1% e del +1,9%. Che il trend non sia sostenibile all'infinito non è materia di discussione, che le soluzioni finora adottate siano le migliori può naturalmente esserlo, tanto più visti i rilevanti interessi di soggetti privati quali banche e assicurazioni in gioco. Quello che stupisce, semmai, è che dopo il clamore che ha preceduto la fatidica scadenza del 30 giugno scorso, quando i lavoratori italiani furono chiamati a scegliere se mantenere il proprio Tfr presso il datore di lavoro o girarlo nei fondi pensione, su tutto l'argomento sia tornato a calare il più assordante silenzio, rotto solo di tanto in tanto da qualche grido di dolore come quelli della Ragioneria generale dello Stato.

Fonte: di Luca Spoldi - soldionline.it