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| Home | Socializzazione | Raccolta News | News Nazionali ed Internazionali | Anno 2007 | Novembre | 23 novembre 2007 - Disabili prigionieri in casa |
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Murati vivi perché qualche vicino non vuole l’ascensore. È il triste destino di due anziani, entrambi disabili, che vivono in un condominio di via Mazzini (nella foto), proprio accanto al “palazzo di vetro” e che da diversi anni lottano (al pari della maggioranza dei condomini) contro una minoranza sempre più sparuta ma anche sempre più agguerrita per poter installare un ascensore. Una battaglia partita più di un decennio fa ma che tra ricorsi e controricorsi, sentenze e appelli deve ancora trovare una conclusione.
Forse arriverà martedì con l’ennesima sentenza del giudice, che ieri mattina ha ascoltato le parti e ha cominciato a spulciare il corposo fascicolo. Ad assistere all’udienza sono arrivati anche i condomini e in particolare i disabili interessati. «Uno dei due ha dovuto far intervenire un’ambulanza per poter raggiungere il tribunale - afferma l’amministratore Andrea Tomatis - Per lui è stata l’unica uscita da molto tempo a questa parte, perché non può fare le scale. L’altra, invece, si è fatta accompagnare dalla figlia. Da qualche tempo pernotta al Trincheri, visto che non riesce più a raggiungere il suo appartamento». Così si è pensato di installare un ascensore, ma all’interno dell’edificio non c’è spazio e l’unica soluzione sarebbe quello di realizzarlo esternamente.
E’ quello che il condominio ha cercato di fare molti anni fa, scontrandosi però con una serie di ricorsi e opposizioni. Adesso però i condomini ci riprovano. «Perché il diritto a raggiungere la propria abitazione deve essere garantito a tutti, disabili e non disabili». Ma prima si sono opposti tre o quattro condomini, poi alcuni hanno sotterrato l’ascia di guerra, ma è rimasto il no dei titolari di un negozio. «Sostengono che l’ascensore toglierebbe visibilità alle vetrine e pregiudicherebbe il decoro dell’edificio e la sua sicurezza, ma non è vero. La sicurezza è garantita, anzi abbiamo già da tempo realizzato la fossa e se ci fossero problemi si sarebbero già manifestati; quanto al decoro non siamo di fronte a un palazzo di particolare pregio storico o architettonico, comunque abbiamo previsto un ascensore interamente in cristallo proprio per avere minore impatto e se il negozio sottostante ritiene di avere meno visibilità siamo disposti a mettere un’insegna verticale alta sei piani».
Ma la titolare del negozio in questione non ne vuole sentir parlare e ha impugnato la delibera dell’assemblea condominiale. «Ovviamente il giudice ha subito sospeso i lavori in attesa di una decisione. Spero che ci dia il via libera, magari riservandosi di determinare eventuali danni da risarcire successivamente. Non possiamo far aspettare altri dieci anni l’ascensore a degli ottantacinquenni che si trovano nella condizione di poter più uscire di casa oppure di non potervi tornare».
Fonte: di Luca Rebagliati - Secolo XIX