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26 novembre 2007 - La fotografia sensoriale di Gianni Berengo Gardin

Berengo

Mosso da un desiderio di solidarietà nei confronti delle persone disabili, Gianni Berengo Gardin ha voluto dare un sostegno alle attività della Casa del Sole, un'associazione umanitaria che da più di quarant'anni si occupa di educare e (ri)abilitare i bambini, gli adolescenti e gli adulti con gravi disabilità da cerebropatie infantili. Il grande fotografo italiano viene a conoscenza della realtà della Casa del Sole dopo il suo soggiorno a Mantova per la realizzazione di un libro. Come poteva comunicare agli altri l'esistenza di questa associazione se non attraverso la sua arte?

Berengo Gardin impugna la sua macchina fotografica e dà vita a più di 60 fotografie in bianco e nero ora racchiuse in un'esposizione realizzata appositamente per il LuccaDigitalPhotoFest 2007 dove troviamo scampoli di vita quotidiana all'interno del centro nei vari momenti della riabilitazione e della cura da parte dei volontari, degli infermieri e delle stesse famiglie dei pazienti.

Ed ecco che Berengo Gardin crea, ancora una volta, l'ennesimo capolavoro. Troppo spesso i critici di fotografia sono soliti utilizzare l'aggettivo "rigoroso" per definire un bianco e nero privo di difetti e con un'ottima gradazione di grigi; quando si parla di Berengo Gardin, però non c'è aggettivo più azzeccato che coglie appieno la sensazione che abbiamo di fronte ad una sua fotografia. Il rigore è dato anche da una percepibile velocità con la quale le fotografie sono state scattate che non tolgono la bellezza della composizione, ma ne amplificano l'entità da reportage e la schiettezza in termini di verità dello sguardo.

Per quanto riguarda il tema trattato l'approccio poteva essere drammatico, triste, di distacco, e invece il fotografo ha evidenziato il lato gioioso e solidale mosso da una pietas quasi dantesca. Ecco che alcune delle opere presenti assumono rilievi epici nella sua composizione e nel modo in cui i soggetti sono ritratti e posizionati nello spazio. In certe occasioni sembra di trovarci di fronte a rappresentazioni classiche uscite dall'arte più in generale: la foto dell'abbraccio è un esempio di tenerezza e perfezione alla maniera di Michelangelo, che, grazie ad un contrasto non così netto e una grande apertura di diaframma per illuminare in maniera naturale un ambiente poco luminoso danno la percezione di un ambiente caldo e famigliare, anche per questo classico.

Ultimo elemento, ma più forte, che permette una partecipazione più attiva dello spettatore, è la commozione che deriva da un'accentuata sensorialità delle immagini presentate. In esse è immediato un riferimento tattile di un contatto caldo, amichevole e rasserenante tra gli infermieri e i pazienti e tra pazienti stessi. Berengo Gardin si inserisce in questa corrispondenza ponendosi di fronte alla persona "catturata" dall'obbiettivo in un atteggiamento paterno e consolatore.

Una mostra da vivere, quindi, nella piena sinestesia percettiva: attraverso gli occhi arrivare a percepire il (con)tatto e grazie a questo, gustare la dolcezza di un reciproco amore vicendevole tra paziente e autore, tra autore e il suo pubblico, tra spettatore e disabile.

La mostra di Gianni Berengo Gardin, "Aiutiamo la Casa del Sole", nasce da un desiderio dell'autore di far conoscere la realtà dell'associazione che aiuta le persone con disabilità. L'esposizione si trova a Palazzo Guinigi dal 24 novembre al 16 dicembre con il seguente orario: dal lunedì al venerdì 15.30 - 19.30 e il sabato e la domenica 10.30 - 19.30. Per maggiori informazioni: www.luccadigitalphotofest.it.

Fonte: loschermo.it