Bologna. Essere contemporeaneamente gay e disabile, "vuol dire appartenere a due categorie che normalmente sono soggette al pregiudizio"; e "se fossi eterosessuale penso che vivrei la vita in maniera piu' leggera, con meno tabu'.
Poi penso che sarei vissuto diversamente dal tessuto sociale, come una forma di non accettazione delle due cose legate insieme". Necessita' di integrarsi in modo definitivo nella societa', desiderio di conoscere nuove persone e di confrontarsi con chi condivide le stesse emozioni, avere il supporto giusto da parte della famiglia e, ancora, piu' sostegno da parte delle associazioni, in genere poco frequentate e "ghettizzanti".
E' quanto emerge della prima ricerca nazionale su disabilita' e omosessualita', portata avanti da Arcigay, Centro Documentazione Handicap di Bologna, Centro Bolognese di Terapia della Famiglia, Lgd - Abili di Cuore, HandyGay Roma.
Un binomio, quello analizzato dallo studio, di cui si parla poco e che sconta ancora una doppia invisibilita': la sessualita' delle persone con disabilita' e l'identita' delle persone omosessuali.
"Quello che e' risultato chiaro fin da subito - spiega Matteo Marliani, responsabile nazionale Diverse abilita' di Arcigay - e' la poca conoscenza dello stato di fatto della situazione, misteriosa la percezione di se' delle persone con disabilita', e misteriosa anche la percezione all'interno della comunita' Lgbt delle persone con disabilita'.
Difficilmente, all'interno della nostra comunita', come del resto anche in quella eterosessuale, c'e' una vera comprensione delle esigenze reali dell'altro".
La poca comprensione, continua, "e' data sia dalla poco conoscenza, sia dai luoghi comuni, che spesso dipingono la persona disabile, come priva di bisogni affettivi o sessuali, ma bisognosa solo di un 'compassionevole' amore".
L'indagine e' stata condotta attraverso interviste approfondite a un campione di 25 persone, puntando soprattutto su quattro contesti di vita: socio-sanitario, famigliare e sociale, associativo e comunitario, affettivo-sessuale e di coppia. Un altro aspetto emerge dalla ricerca: anche di fronte ad esperienze di vita drammatiche e a ostacoli quotidiani, tutti gli intervistati mostrano di aver maturato strategie per superare le difficolta' e migliorare la propria condizione. Come? Uno dei mezzi piu' utilizzati per uscire dalla solitudine, per conoscere persone e instaurare relazioni e' l'utilizzo delle chat ("Internet e' stato un modo per dire: va bene, non sono solo", "Attraverso la chat ho scoperto un mondo nuovo. Esprime davvero le potenzialita' di Internet. Si puo' cercare qualunque cosa si voglia e la si trova, non necessariamente sotto casa. Internet apre nuovi spazi importanti per i disabili").
Ampio e' anche l'utilizzo dei mezzi di comunicazione (trasmissioni televisive, pubblicazione di articoli, partecipazione a forum telematici) per lanciare messaggi di sensibilizzazione o protesta.
Ma l'obiettivo della ricerca, oltre a fotografare la situazione attuale, e' quello di mettere in campo e portare avanti progetti specifici. "Numerose persone, dopo il termine della raccolta delle interviste e fino ad oggi-spiega l'autrice della ricerca Priscilla Berardi- hanno continuato a contattare il numero di telefono e l'e-mail aperti con il progetto, anche per richiedere sostegno, pratico o psicologico. E' nato quindi un gruppo, 'Abili di Cuore': i suoi componenti continuano a scambiarsi informazioni, idee, amicizia, sempre in collaborazione con l'e'quipe di ricerca e Arcigay".
Sono state cosi' definite alcune attivita' future, seguendo gli spunti forniti dagli intervistati stessi: formazione di operatori delle associazioni Lgbt e dei servizi pubblici dedicati sui temi della disabilita', della sessualita' e dell'omosessualita'; divulgazione piu' ampia delle conoscenze acquisite per rompere il tabu' della sessualita' in generale; incontri periodici di auto mutuo-aiuto; miglioramento delle capacita' delle associazioni di rispondere a bisogni e aspettative.
I risultati della ricerca verranno discussi in occasione del dibattito "Abili di cuore", in programma il 26 ottobre a Bologna (Sala riunioni del dipartimento di Scienze dell'educazione, via Filippo Re 6, alle 15). Partecipano Luca Pietrantoni, dipartimento di Scienze dell'educazione (coordinatore del seminario), Raffaele Lelleri, supervisore dello studio, la ricercatrice Priscilla Berardi, rappresentanti del gruppo Lgd (Lesbiche e gay disabili) - Abili di Cuore, Valeria Alpi, Caporedattrice di Hp-AccaParlante, Laura Girasole, responsabile nazionale Politiche sociali di Arcigay, Massimo Matteini, direttore del centro bolognese di Terapia della famiglia, Marina Pirazzi, consulente sulle discriminazioni etniche, razziali e religiose. La ricerca completa e' disponibile all'indirizzo web www.lelleri.it/report/abilidicuore.
Fonte Gaynews