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| Home | Socializzazione | Raccolta News | News Nazionali ed Internazionali | Anno 2007 | Agosto | 16 agosto 2007 - I disabili italiani? Vorrebbero gli assistenti sessuali. |
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8 disabili su 10 si rivolgerebbero ad un "assistente sessuale".
E' quanto emerge dal sondaggio proposto ai navigatori da Disabili.com, che con i suoi numeri - 120.000 navigatori e 650.000 page view al mese, 125.000 messaggi pubblicati e 7.200 utenti registrati - è il portale di riferimento in Italia.
Il popolo di Disabili.com non ha evitato dunque di esprimersi su un tema così delicato come quello che nasce dall'accostamento di due temi ancora tabù: sessualità e disabilità.
Il sondaggio nasce in seguito alla notizia che in Svizzera svolgono regolarmente la loro attività 10 assistenti sessuali professionisti, che propongono ai disabili psichici che lo richiedono massaggi, carezze, esperienze sensuali e giochi erotici.
Sono sei donne e quattro uomini: dopo aver seguito un corso di formazione svolgono questa attività a una tariffa di 150 franchi (100 euro circa) l'ora.
In questo caso si tratta di disabili psichici, ma evidentemente il problema riguarda anche molti disabili motori che - a seconda delle patologie - si trovano in difficoltà nel momento in cui hanno bisogno di espletare normali e consuete pulsioni sessuali.
La testimonianza sta nei risultati del sondaggio proposto da Disabili.com: il dato del 77% dei favorevoli va suddiviso tra chi "prenderebbe in considerazione questa proposta" (44%), chi l'accetterebbe data la presenza di professionisti (26%) e chi, infine "non ne farebbe uso, ma non ci vede nulla di male" (7%).
Ma un buon 5% dei navigatori non approva l'iniziativa perchè "sarebbe come legalizzare la prostituzione".
Giudicare il risultato dal punto di vista di chi la disabilità non la vive rischia di essere fuorviante.
Un navigatore del sito scrive infatti: "Invito chi confonde l'amore con il sesso, o chi fa Professione di romanticismo per negare il diritto alla sessualità dei disabili, a spersonalizzarsi per un attimo, a spogliarsi di pregiudizi culturali e/o religiosi, per immedesimarsi nello strazio interiore di chi, per un handicap fisico o psichico, non può fare sesso come chiunque".
L'esperienza sessuale è un bisogno fisico primario e in quanto tale va soddisfatto.
Dal momento che chi soffre di qualche disabilità spesso non riesce ad aver alcun tipo di rapporto, questa iniziativa potrebbe essere una soluzione terapeutica valida: "... non importano i mezzi, importa il fine", scrivono molti dei diretti interessati.
Fonte: di Linda Fineschi - 7magazine