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13 giugno 2007 - Venezia: gli alunni imparano il linguaggio dei segni per poter comunicare con un compagno non udente

linguaggio dei segni

Per integrare un loro compagno non udente hanno imparato tutti il linguaggio dei segni. "Guardami, ti ascolto" è il titolo del mirabile progetto di integrazione realizzato dai 68 alunni di quinta elementare dell'istituto Goldoni di Martellago. Tanto più perché non si è trattato di una iniziativa "spot" ma di un articolato percorso durato l'intero quinquennio, dalla prima, e che ha coinvolto non solo la classe del ragazzo, ma tutti i coetanei: ciò consentirà, in prospettiva, allo studente ipoacustico di mantenere i punti di riferimento acquisiti anche nel passaggio alle medie e con il cambio dei compagni. Il progetto è stato possibile grazie alla nota sensibilità per queste problematiche del dirigente scolastico, Giancarlo Cavinato, alla grande disponibilità degli insegnanti e al decisivo contributo economico dell'Associazione "La Voce di Marta", nata con lo scopo di sostenere azioni mirate all'inserimento dei ragazzi diversabili. Come spiega Mara Piovesan, una delle insegnanti di quinta, partendo dalla constatazione che il ragazzo non udente comunicava solo con il Lis , la Lingua Italiana dei Segni, tutti i suoi compagni e gli alunni coetanei delle altre classi hanno iniziato a frequentare un corso specifico seguiti da un'esperta Olivia Conselvan. Un nutrito monte ore l'anno che ha consentito agli scolari partendo da un apprendimento ludico e creativo, di impadronirsi dei fondamentali del Lis e, quindi, di comunicare con il loro compagno, che adesso è decisamente meno isolato, anzi, parte attiva e integrante della classe e della scuola. A conclusione di questo lodevole percorso quinquennale, le quattro quinte hanno proposto, al cinema Spes, un toccante spettacolo dal titolo "Re 33 e i suoi 33 bottoni d'oro", tratto dall'omonima favola di Claudio Imprudente, animatore diversabile e presidente del Centro Documentazione Handicap di Bologna. Una storia speciale narrata per lo più con le mani e ascoltata con gli occhi, e con la quale gli alunni hanno voluto lanciare, prima ai compagni di tutta la scuola e poi, in replica, alla cittadinanza, il loro messaggio di accoglienza a tutti coloro che non usano le parole per comunicare.

Nicola De Rossi

Fonte Il Gazzettino