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| Home | Socializzazione | Raccolta News | News Nazionali ed Internazionali | Anno 2007 | Giugno | 18 giugno 2007 - Il sesso è un diritto dei disabili |
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A Roma un congresso affronta il complicato e delicato binomio sessualità-disabilità. Crollano i tabù, ma la strada da fare per ottenere il riconoscimento della sessualità dei portatori di handicap è ancora lunga.
Il tema della sessualità vissuta dai disabili è stato recentemente al centro di un congresso organizzato dalla sezione laziale della Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare), svoltosi a Roma, nella sede della Fondazione Santa Lucia. Un incontro fra politici, medici ed esperti che testimonia l’interessamento che negli ultimi tempi sta riscuotendo la delicata e spesso complicata questione della vita sessuale di una persona portatrice di handicap, qualsiasi esso sia, che si tratti di una disabilità motoria, sensoriale o psichico. Il tema è di fatti di grande attualità: ne parlano i disabili nei forum della rete, lo affrontano i siti specializzati, i media e la politica, lo studiano psicologi e psicoterapeuti, ed è entrato anche a far parte di specifici corsi di formazione pensati per aiutare queste persone a vivere con più serenità la sfera sessuale. Tutti segnali positivi, indizi di una rinnovata apertura mentale della società, che, lungi dalla piena accettazione e dall’assoluto riconoscimento delle pulsioni sessuali del disabile, dimostra comunque una disponibilità a parlarne impensabile solo poco tempo fa. Il sesso, infatti, per certi versi continua ad essere un tabù anche quando riguarda i normodotati – basti pensare all’assenza di un’adeguata e seria educazione sessuale portata avanti nelle scuole – figurarsi quando i protagonisti sono una minoranza e per di più “diversa”. La crescente attenzione per il binomio sessualità e disabilità è dunque una conquista, ma, ottenuto ciò è importante non fermarsi, puntare ancora più in alto e spostare il traguardo più avanti. Rompere il silenzio intorno al quale è avvolto l’argomento, non basta a sensibilizzare la società e a rassicurare i portatori di handicap sulla legittimità di viverre serenamente ed esternare senza pudori le proprie esigenze sessuali, ma è già un passo avanti. Il convegno romano, come si intuiva dal titolo “Sessualità e disabilità: verso un riconoscimento della sessualità”, ha tracciato una panoramica del complicato e delicato binomio sesso e handicap. Tanti gli accademici che hanno preso la parola, anche troppi secondo Stefano Federici (professore associato di Psicologia generale e Psicologia della disabilità presso l’università di Perugia e professore di "Psicotecnologie dell´adattamento e dell´integrazione" e "Psicopedagogia della disabilità" presso la facoltà di psicologia università La Sapienza di Roma) che ha polemicamente sottolineato la netta inferiorità numerica di relatori disabili, presso che assenti al congresso e quindi tagliati fuori da una discussione che invece li riguarda in prima persona. Di grande utilità è stata la ricerca realizzata dall’Uildm sul rapporto che i disabili hanno con la sessualità, da cui è emerso che il sesso rimane per i più un desiderio inespresso che coinvolge anche le persone che con loro hanno un rapporto quotidiano di vario tipo. Questo perché la sessualità è legata a dei modelli imposti dalla cultura e dai media, come la bellezza e la perfezione del corpo che, ovviamente, mettendo in crisi anche chi ha qualche difetto estetico, scoraggia e deprime il disabile. Ma anche la disabilità ha tanti modelli. C’è chi come Giampiero Griffo, responsabile di "Disabled peoples international Italia", ha scelto come "modello di disabilità" quello dei diritti umani. Al Congresso infatti Griffo ha fatto appello alla legge per far valere il diritto alla sessualità del portatore di handicap. "Vivere la propria sessualità – ha affermato- è un diritto umano, e come tale rientra nella recente "Convenzione sui diritti delle persone con disabilità" approvata a dicembre 2006 dall´Assemblea generale delle Nazioni Unite”.
Linda Fineschi
Fonte 7magazine