id_tab3_row0 CHI SIAMO | CONTATTACI | ACCESSIBILITA'
idnavigation
Sezioni in aggiornamento
idmenu1
Informazione 
 · ICF
 · C.U.P.H.
 · Agevolazioni
 · Pensioni ed Indennità
 · Servizi socio-sanitari
 · Fondi Auton. Possibile
 · Mobilità
 · Barriere architettoniche
 · La casa
 · Istruzione
 · Formazione e Lavoro
 · Cooperative
 · Associazioni
 · Patronati
 · Ammin. di Sostegno
 · Assistenti Familiari
 · Modulistica
 · Normative
 · Siti utili
 · Risorse del Territorio
Minori 0-17 anni 
 · Indennità
 · Servizi socio-sanitari
 · Istruzione scolastica
 · Scuole
 · Centri di aggregazione
Socializzazione 
 · Motore di Ricerca: Comunità attiva
 · Raccolta News
 · Sondaggi
 · La vostra voce
 · Segnalazioni
 · Progetti mirati
 · Photoalbum
 · Tempo libero
 · Sport e Terapie
 · Turismo
 · Downloads

idmenu2
Area Riservata

La rubrica di Gianluca

 
 
 
   

___________

Trieste, 7 giugno 2017

foto16

Carissimi, mi dispiace aver saltato il nostro ultimo appuntamento ma sono stato poco bene. Purtroppo la cosa non si è ancora del tutto risolta e quindi devo interrompere le nostre chiacchierate.

Grazie alla disponibilità dei responsabili del sito TriesteAbile potrò riprendere a settembre per cui, per ora, vi saluto e vi ringrazio per aver reso possibile il mio sogno … scrivere!

Una meravigliosa estate a tutti.

Con affetto

il vostro Gianluca

Ci ritroviamo a settembre!

___________

Trieste, 24 maggio 2017

foto15

Buongiorno a tutti e un grazie a quelli che non hanno ancora perso la voglia di leggere queste mie righe … per la vostra pazienza!

Nell’aria ormai c’è profumo d’estate e questo, per me, significa la fine di un altro anno scolastico. Bene, direte voi! Sì, bene, da un certo punto di vista, perché arrivano le vacanze e posso riposare … francamente sono proprio esausto … ma, nello stesso tempo, male perché inizia il mio periodo di ”letargo mentale”. Non venendo più a scuola e non scrivendo più ogni giorno con Michela, la mia insegnante di sostegno, amica più che docente ormai, mi ritrovo a ricadere nel mio peggior incubo.

Durante l’estate passo il tempo nell’ozio e/o nelle attività organizzte per noi, adolescenti disabili, dalle famiglie o dai Servizi ed io torno ad essere solo ciò che appaio, un ragazzo autistico completamente dipendente dagli altri perché non autonomo.

Tra poco più di un mese compirò diciannove anni ma questo, il tempo che passa, gli anni che scorrono, non cambierà la mia immagine esterna e il modo in cui gli altri mi vedono. Solo attraverso queste mie righe io riesco a mostrare cosa c’è sotto la superficie, il ragazzo che pensa, riflette, ha voglia di comunicare e, conseguentemente, esistere!

Gianluca

gianluca.gri.1998@gmail.com

Colgo l’occasione per ringraziare ancora quelli che mi scrivono e per scusarmi se non ho ancora risposto a tutti. Vi prometto che, terminato questo periodo denso di verifiche scolastiche, mi dedicherò, con gioia, alla mia posta. Non vedo l’ora di iniziare!

___________

Trieste, 17 maggio 2017

foto14

Come ogni mercoledì sono di nuovo con voi. In questi ultimi giorni mi sono interrogato spesso su quale immagine avete di me. Nelle vostre lettere ci sono spesso parole di ammirazione e vengo considerato quasi come un esempio da seguire.

Nella realtà non sono così, tutt’altro!

Non vorrei darvi di me un’impressione sbagliata, non sono perfetto né, tantomeno, eroico. Ne sanno qualcosa le persone che vivono al mio fianco e devono occuparsi di me. Nella quotidianità sono piuttosto pigro e poco disposto a darmi da fare. Come ogni adolescente trovo mille stratagemmi per evitare di fare le cose che mi vengono chieste. Faccio disperare mia madre perché la mattina non vorrei mai alzarmi dal letto e, soprattutto, perché non mi prendo cura di me stesso come potrei e dovrei.

Come vedete, quindi, sono lontanissimo dalla “perfezione autistica” e dalla figura ideale di guerriero che lotta impavido contro la sorte avversa.

Sono un ragazzo di diciannove anni con una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei, qualche limitazione in più, molte direi … e un intenso e continuo dialogo mentale.

Ecco … forse qui sta la reale differenza … io vivo a due velocità! Il mio corpo si attiva con difficoltà, la mia comunicazione è inefficiente e spesso inattendibile, la mia vita scorre troppo lentamente rispetto ai miei desideri … la mia mente, invece, galoppa, salta, vola, insofferente delle catene che mi trattengono!

Un bel pasticcio, non vi pare?

Gianluca

gianluca.gri.1998@gmail.com

___________

Trieste, 10 maggio 2017

foto13

E, ancora una volta, eccomi a voi. Siamo all’inizio di una nuova settimana ed io vorrei, per prima cosa, ringraziare tutti coloro che mi hanno scritto. Uno in particolare, Lorenzo, che come me dipende dagli altri perché è sulla sedia a rotelle, mi ha scritto una bellissima lettera che mi ha molto sollevato e mi ha fatto vedere le cose da un’altra angolazione. Non vi nascondo che, in questo periodo, mi sentivo un po’ sfiduciato e poco ottimista sul mio futuro.

Leonardo mi scrive che sono utile agli altri perché ho il compito di aiutarli ad accettare i loro limiti e le loro imperfezioni. Non so se questi miei scritti sono in grado di raggiungere un simile risultato, io con la mia condizione combatto incessantemente, ma l’idea di essere utile a qualcuno è molto confortante.

Accettare i propri limiti vuol dire rassegnarsi e non combattere? Non nego che ne ho avuto spesso la tentazione! Credo però che questo non significhi accettazione, bensì odio verso se stessi, una specie di fuga dalla vita che può facilmente condurre ad uno stato depressivo.

Accettare i propri limiti significa invece abbracciare la vita, amare se stessi anche nei momenti di fallimento, anche quando ogni progresso sembra impossibile. Significa lottare sempre ma sorridere anche nelle cadute, amando il percorso e non solo il traguardo.

Questo è vero per tutti, anche per quelli che, alla nascita, sembrano aver ricevuto solo carte vincenti. La vita ci mette ogni giorno davanti a grandi e piccole sfide e questo non dipende dalla nostra condizione di partenza. Accettare i propri limiti significa capire che il nostro vero valore non si misura dal raggiungimento o meno del risultato ma dall’aver abbracciato e amato la sfida giornaliera di una vita, sempre e per tutti, meravigliosamente imperfetta!

Gianluca

gianluca.gri.1998@gmail.com

___________

Trieste, 3 maggio 2017

foto12

Buongiorno a tutti, eccomi di nuovo, come ogni mercoledì.

Due giorni fa abbiamo festeggiato il 1° Maggio, festa dei lavoratori, e mi sono reso conto di essere uno che il lavoro, probabilmente, non lo avrà mai. Parlo di un lavoro retribuito, che rappresenti una fonte di autonomia e dignità, in un mondo in cui esisti solo fino a che sei capace di produrre reddito.

La mia condizione di inabile al lavoro è stata sancita con la necessaria documentazione … io rappresento un costo per la collettività che dovrà provvedere al mio mantenimento a vita.

Che pacchia, direte voi! Io non sono d’accordo. Desidero ardentemente un’occupazione che mi faccia sentire utile e parte attiva di questa società.

Il lavoro nobilita l’uomo e la sua assenza lo deprime, lo annulla. Ne sanno qualcosa i moltissimi disoccupati che vivono con angoscia questa fase di crisi economica. Eppure ciascuno di loro può accarezzare l’idea di uscire da questa condizione.

La mia esistenza futura, purtroppo, sarà segnata da un massiccio ricorso all’assistenza, pubblica e privata. Lo Stato e la famiglia si dovranno occupare di me fino all’ultimo giorno della mia vita. Trovo questa necessità molto umiliante, come se io dovessi continuare ad essere un bambino, una specie di eterno Peter Pan! Ma io, invece, vorrei proprio scappare dalla mia personale “Isola che non c’è” … diventare finalmente adulto, trovare il mio posto nel mondo … questo è il mio sogno!

Gianluca

gianluca.gri.1998@gmail.com

___________

Trieste, 26 aprile 2017

foto11

Buongiorno a tutti, eccomi di nuovo a voi, come ogni mercoledì.

Questo nostro appuntamento settimanale è diventato per me uno spazio unico di apertura ed io aspetto con impazienza di ricominciare a scrivervi.

Lo posso fare solo con l’ausilio della mia insegnante di sostegno e questa possibilità è così preziosa che mi rende leggero anche il dovermi alzare dal letto per venire a scuola. Sono un ragazzo di diciannove anni e, come tutti, adoro dormire! In questo, decisamente, non sono diverso dagl’altri!

Nelle ultime due settimane mi avete scritto in molti, raccontandomi delle vostre vite e della vostra disponibilità ed interesse a leggere quello che scrivo. Non so esprimervi tutta la mia gioia e la mia sorpresa per questo regalo inaspettato.

Mi alzo la mattina, arrivo a scuola, accendo il PC in aula di sostegno e inizio a scrivere. Pura gioia, perché qui sono veramente io, con il diritto di prendere decisioni, dire quello che penso e quello che provo.

La mia vita non è più la stessa perché mi è concesso uno spazio di libertà e autenticità che non pensavo di poter nemmeno sperare. La mia voce, di solito flebile ed inefficiente, viene amplificata e raggiunge posti lontani e persone di cui non conosco il volto ma di cui sento l’anima. Grazie di cuore!

La vostra presenza mi conforta e mi riempie di entusiasmo per la vita … anche per questa mia, speciale e limitante!

Un abbraccio a tutti dal vostro

Gianluca

gianluca.gri.1998@gmail.com

___________

Trieste, 19 aprile 2017

foto10

Buongiorno, di nuovo. Passata la Pasqua eccoci ancora al nostro appuntamento settimanale. Questa volta vorrei parlarvi del mio amore per la scrittura. Direte che ve ne ho già parlato in abbondanza e, in effetti, non avete torto!

La possibilità di comunicare senza i limiti della mia condizione di “autistico non verbalizzato”… odio queste definizioni tecniche … mi riempie di gioia e mi dà un senso di soddisfazione che non credevo possibile. Avevo già scritto, a scuola o nella sede dell’associazione di Gorizia dove ho imparato la tecnica della Comunicazione Facilitata Alfabetica, ma niente regge il confronto con la possibilità di far uscire liberamente il pensiero senza limite di spazio o di argomento.

Questa nuovissima autonomia mi fa sentire integro e più sicuro di me stesso, mi fa pensare di aver trovato una strada, un senso per il mio futuro. Scrivere! Assolutamente!

Il mio domani, finite le scuole superiori, si svolgerà probabilmente tra la famiglia ed un centro diurno. Fino a poco tempo fa questo destino mi terrorizzava ma oggi, finalmente, vedo una luce in fondo al tunnel! Un senso al trascorrere della mia esistenza.

La scrittura! La mia personale e inebriante libertà!

Colgo l’occasione per ringraziare le persone che mi hanno scritto e Stefano Marchesini che ha creduto in me e mi ha offerto questo spazio sul sito di TriesteAbile.

Sapere che ci siete mi spinge a proseguire in questa mia fantastica avventura.

Gianluca

gianluca.gri.1998@gmail.com

___________

Trieste, 12 aprile 2017

foto9

Buongiorno a tutti, come ogni settimana eccomi di nuovo a raccontarvi di me e del mio vissuto. Questa volta vorrei parlarvi della Pasqua e del suo significato per una persona che è costretta a guardare il mondo dalla finestra.

La mia vita di ragazzo autistico, che non parla e non è autonomo come i suoi coetanei, si svolge in gran parte in un sito interiore dove il dialogo, tutto interno, si gioca tra me e me. La mia voce è troppo flebile per farsi udire all’esterno ma, dentro, io continuo a “parlare” e ragionare incessantemente. Il problema, come già sapete, è riuscire a farmi ascoltare dagl’altri.

La Pasqua, con il suo significato di passaggio, di rinascita, mi infonde ogni volta una nuova speranza che anche io possa uscire dal mio isolamento, da questa vita che non si esprime e non evolve, per farmi diventare la persona che vorrei essere e che ancora non sono. Aspetto sempre una personale resurrezione che mi ammetta nella vita sociale e mi tolga dall’isolamento.

Quest’anno però, grazie al nostro appuntamento settimanale, la quotidianità mi sembra più lieve, più ricca di significato. Io scrivo e voi potete sentirmi, finalmente! Siete in tanti, siete pochi? Non importa, siete il mio spazio di vita vera, l’interlocutore che ho sempre desiderato.

Mi piacerebbe poter conversare con voi e non soltanto raccontarvi di me. Quindi ci provo …

Il mio indirizzo di posta è

gianluca.gri.1998@gmail.com

quindi, se avete voglia di scrivermi, aspetto le vostre mail con piacere.

Intanto vi mando i miei più cari auguri di una Pasqua piena di pace e serenità a voi ed alle persone che vi sono care.

Con affetto, il vostro Gianluca.

___________

Trieste, 5 aprile 2017

foto8

Eccomi ancora a voi, sperando che abbiate ancora voglia di leggere queste mie righe. La settimana scorsa vi ho parlato di mio nonno, oggi vorrei dirvi della mia fede in Dio.

Vi chiederete come vivo questo rapporto con un Creatore che mi ha fatto difettoso e dipendente dalla buona volontà altrui. Discorso difficile e affascinante insieme.

Nella mia vita mi sono spesso chiesto la ragione per la quale esisto, a volte con rabbia, sempre con dolore.

Può un Dio buono e giusto permettere che i suoi figli soffrano ingiustamente? La risposta non è facile e mi ha fatto soffrire non poco. La mia condizione può sembrare così penalizzante da far pensare che questo tipo di esistenza non valga la pena di essere vissuta. Io mi sono convinto, invece, che ogni vita sia degna e trovi un suo posto nel mondo che nessun altro può ricoprire. Vorrei dirvi che questo pensiero mi abbia reso la vita più facile ma, ovviamente, non è così! Covo sempre un senso di rabbia e ribellione per questo destino che non ho cercato.

Io credo però, fermamente, che siamo tutti pennellate di colore sulla tela della Creazione. Ognuno di noi, con la sua personalissima sfumatura, concorre a realizzare il quadro finale e quindi anche questa mia strana vita deve avere uno scopo. Probabilmente non riuscirò mai a capire quale, come la singola pennellata non vede la complessità dell’opera di cui fa parte, ma uno scopo c’è, ne sono sicuro!

______________________

Trieste, 29 marzo 2017

Buongiorno a tutti! Questa settimana vorrei parlarvi di mio nonno.

foto7

Ultimamente è stato male ed io mi sono reso conto di quanto sia stato e sia importante nella mia vita. La sua malattia, che fortunatamente si è risolta bene, mi ha fatto ricordare tanti piccoli e grandi momenti passati insieme. Quando temiamo per una persona cara tutto torna alla memoria, in un caleidoscopio di immagini.

Il nonno mi ha seguito fin da quando ero una piccola scheggia impazzita, difficile, se non impossibile, da contenere. Mi accoglieva tra le sue forti braccia ed io mi sentivo al sicuro, protetto da un mondo troppo grande che mi feriva con i suoi troppi stimoli sensoriali. La luce, i rumori, gli odori, i movimenti intorno a me mi spaventavano perché mi giungevano tutti insieme ed io mi sentivo sommerso ed impotente. Come reazione diventavo aggressivo, scalciavo e mordevo come una piccola furia. Il nonno rappresentava un porto sicuro dove riuscivo a sedare le mie paure e tenere sotto controllo le mie reazioni eccessive.

Crescendo ho imparato a contenermi e a comportarmi in modo più civile e mio nonno è diventato un po’ l’amico maschio che non ho mai avuto, quello con cui giochi, ridi, scherzi e, se capita, fai anche qualche stupidaggine. Molte volte resto da solo con lui mentre i miei lavorano e la nonna fa le faccende o prepara da mangiare. Sono momenti preziosi in cui mi sento normale, accettato, quasi felice.

Fare le cose insieme a lui mi rende più capace, meno inefficiente e bloccato, perché mi sento al sicuro come da piccolo, quando mi teneva fra le braccia. Grazie, nonno!

______________________

Trieste, 22 marzo 2017

foto6

Buongiorno a tutti. Eccomi di nuovo a voi. Vi ho lasciato la scorsa settimana con un argomento per me doloroso e urgente. Vorrei alleggerire un po’ l’atmosfera raccontandovi dei miei compagni di classe.

Io frequento il quarto anno di un istituto tecnico turistico di Trieste e passo le mie mattine insieme a quindici splendidi ragazzi della mia età. La componente femminile è decisamente maggioritaria perché in classe siamo solo quattro maschi. Questo mio piccolo spazio di normalità è l’unica occasione che ho per stare in compagnia di coetanei. Li guardo e vivo di riflesso un po’ della loro vita. E’ abbastanza? Certo che no!

Mi accorgo ora che, in fondo, io non li conosco per nulla e loro non conoscono me. Torniamo al vecchio, solito problema. Io non parlo. Le interazioni sociali così diventano difficili, se non impossibili. I miei compagni mi accolgono, mi rispettano e mi proteggono ma non interagiscono veramente con me a causa della mia diversità. Il mio mondo resta misterioso e distante.

Questo accade, probabilmente, perché non ho modo di frequentarli fuori dalle mura scolastiche e senza adulti che ci facciano da tramite. L’unica occasione nella quale ho potuto vivere questa esperienza è stata lo scorso ottobre alla festa di chiusura della Barcolana, nella sede della società velica che organizza l’evento. La mia classe, in Alternanza Scuola Lavoro, ha affiancato il supporto logistico della manifestazione. Al termine delle attività si è tenuta una festa, di sera, alla quale ho partecipato, per la prima volta nella vita, da solo. Finalmente ho potuto stare liberamente in mezzo alla gente, con la possibilità di decidere autonomamente cosa fare, dove andare o cosa mangiare. L’unico problema resta, come sempre, che non riesco a scherzare, chiacchierare o fare conoscenza con persone nuove ma è stata, comunque una delle esperienze più belle della mia vita. La rifarei subito!

______________________

Trieste, 15 marzo 2017

foto5

Buon giorno a tutti. Oggi vorrei parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore: l’amore e la sessualità per un disabile. Uso consapevolmente questo termine che oggi è ritenuto non politicamente corretto perché, al di là delle definizioni, la mia condizione mi rende inadatto ad una grossa parte della vita sociale, disabile quindi.

Tornando al tema di questa nostra chiacchierata mi preme dire che il mio cuore, invece, è abilissimo e che io provo sentimenti e desideri come gli altri. Qui sta il problema! Sarebbe più facile essere diversi anche in questo e non provare emozioni e pulsioni che non potrò mai realizzare. La cosa mi sta facendo impazzire e mi rende la vita assai difficile. Noi persone disabili continuiamo ad essere visti come eterni bambini da accudire senza che ci venga riconosciuto il passaggio alla vita adulta, con tutte le sue prerogative.

Intendiamoci, non sto dicendo che mi manchi amore. Sono circondato da persone che mi vogliono bene ma la mia scarsa autonomia mi preclude ogni speranza di costruire un rapporto affettivo adulto con tutte le sue sfaccettature. Il rapporto, anche fisico, con una ragazza, il poter immaginare un futuro in coppia, una famiglia, dei figli, sono cose precluse e considerate quasi sconvenienti per una persona come me.

Nella migliore delle ipotesi ci possiamo aspettare di vivere amori virtuali che mai si trasformeranno in realtà concreta. Oppure relazioni “edulcorate” con altri come me, mentre dei “complici“, più o meno volontari, fanno finta di non vedere.

_____________________

Trieste, 8 marzo 2017

Eccomi di nuovo a voi dopo una settimana di vacanza. La mia scuola, infatti, era chiusa per il Carnevale.

Vi chiederete, cosa fa uno come me quando non va a scuola? La risposta è facile. Nulla! Nel senso che resto a casa con la mia famiglia e, a meno che non si vada assieme da qualche parte, finisco per rimanere da solo a guardare la tele o ad ascoltare musica al PC.

foto4

La cosa è alquanto noiosa ed io mi ritrovo a vagare con la mente immaginando e desiderando le esperienze di un comune ragazzo della mia età. La mia vita, però, è molto diversa ed io ne sono consapevole. Tornare a scuola, quindi, rappresenta per me una boccata d’ossigeno ed un modo per contaminarmi con la vita vera, quella che vivono gli altri ragazzi. Vorrei avere le loro esperienze ed i loro problemi, l’interrogazione, la ragazza, il fine settimana fuori con gli amici, … Purtroppo questi restano, e resteranno, solo dei sogni. La mancanza di autonomia è un limite difficilmente superabile!

La mia esistenza dipenderà sempre dalla disponibilità degli altri a dedicarsi, per un po’, a me. Ogni esperienza che ho fatto è stata decisa, pensata e resa possibile da altri. Sembra che il libero arbitrio sia un lusso che non mi posso permettere.

Ma basta, sto diventando troppo malinconico e non vorrei darvi l’idea che la mia sia un’esistenza disperata. Io amo la vita e anche la mia, così aliena e a volte difficile, vale la pena di essere vissuta. Il mio mondo è più piccolo di quello degli altri ma è, comunque, pieno d’amore.

______________________

foto3

Trieste, 1 marzo 2017

Eccomi qui di nuovo. Oggi vorrei raccontarvi della mia vita scolastica. Frequento il quarto anno dell’indirizzo turistico dell’istituto Leonardo da Vinci di Trieste. Una particolare situazione, la mia, perché ci sono arrivato non per una scelta di interesse personale ma solo perché sapevo che qui avrei trovato un’insegnante che conosceva la Comunicazione Facilitata Alfabetica, la tecnica che vi ho descritto mercoledì scorso.

Michela, è lei con me nella foto, la mia insegnante di sostegno, mi ha accompagnato durante questi anni di scuola superiore, adattando il percorso alle mie particolari esigenze e lottando al mio fianco nei momenti di difficoltà.

La mia vita a scuola si svolge in parte in classe, con i miei compagni, e in parte fuori per le attività personalizzate come la scrittura di questi articoli. Amo restare in classe e seguire le stesse lezioni degli altri. Vivere la vita di uno studente qualsiasi in una classe di ragazzi della mia età mi fa sentire una persona normale o, almeno, quasi normale.

Uscire invece mi pesava perché mi ricordava passate esperienze scolastiche che mi hanno fatto sentire solo ed isolato. Per fortuna, grazie a questo spazio che mi è stato offerto sul sito di TriesteAbile, le cose sono cambiate ed io non vedo l’ora di andare nell’aula di sostegno, accendere il PC ed iniziare a scrivere.

Vorrei che mi credeste quando dico che questa opportunità mi ha dato una grossa spinta ed un bel po’ di entusiasmo in un momento in cui mi sentivo demoralizzato e stanco. E’ proprio vero che la vita può sorprenderci sempre e talvolta, per fortuna, in positivo!

______________________

Trieste, 22 febbraio 2017

Ciao a tutti! E’ passata una settimana ed io sono di nuovo qui a raccontarvi della mia strana esistenza.

foto2

Mercoledì scorso vi ho lasciati promettendovi di parlare della tecnica che uso per scrivere, la Comunicazione Facilitata Alfabetica o CFA. Si tratta di una tecnica che mi permette di scrivere sulla tastiera di un PC, un tasto alla volta, mentre un facilitatore mi tiene una mano sulla spalla ed una sotto il gomito, come vedete nella foto. Sentire la presenza ed il sostegno di un facilitatore mi aiuta a fare ordine nel caos, mi fa sentire tranquillo e mi permette di concentrarmi unicamente sulla scrittura. Vi chiederete se il facilitatore guida il mio gesto.

No, assolutamente! Sono io a scrivere in autonomia. Il tocco sulla spalla ed il sostegno sotto il gomito di una persona di cui mi fido, e che crede in me, mi comunicano la serenità necessaria a scrivere, seguendo una linea di pensiero nel disordine, normalmente caotico, della mia mente.

Ho iniziato ad utilizzare questa tecnica quando, a otto anni, ribelle ed impossibile da contenere, sono stato accompagnato dai miei genitori all’associazione “Diritto di parola” a Gorizia. Lì mi si è improvvisamente aperto uno spiraglio e la mia disperazione ha dato spazio ad una piccola speranza … Anche io esistevo come persona perché anch’io potevo comunicare! Ora non vi posso dire che la mia vita sia cambiata radicalmente. Continuo, purtroppo, ad essere una persona affetta da autismo, però ho iniziato ad avere dei brevi ma salutari momenti di pace mentale. Ciò mi garantisce una stabilità emotiva che prima non sognavo neppure di poter avere. Potenza della comunicazione!

______________________

foto1



Trieste, 15 febbraio 2017



Ciao a tutti i lettori di questo splendido sito! Io sono Gianluca e, ogni mercoledì a partire da oggi, in questo spazio troverete la mia rubrica.

Sono un ragazzo di quasi 19 anni, frequento il quarto anno delle superiori a Trieste e sono affetto da autismo. Cosa vuol dire? Significa, in parole povere, che il mondo intorno a me mi bombarda di stimoli ed io faccio un’enorme fatica a concentrarmi sulle singole cose. Devo sforzarmi continuamente di tenere sotto controllo l’ambiente e le mie reazioni che, altrimenti, mi farebbero apparire troppo strano. Ci riesco? Di solito sì, ma la fatica è tanta! Il vero problema sta nel fatto che quasi non parlo e questo mi impedisce una normale vita di relazione. Qualche parola, magari bisbigliando e se non sono troppo teso, riesco a dirla. Ma non è abbastanza! La cosa è complicata dal fatto che non riesco nemmeno a scrivere da solo, né con una penna, né sulla tastiera di un PC. Vi chiederete allora come ho scritto quello che state leggendo. Uso un tipo di comunicazione alternativa di cui, se avrete voglia di leggermi ancora, vi parlerò la prossima settimana. Per ora vi saluto. Arrivederci a mercoledì prossimo!