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7 aprile 2009 - Trieste, Un opuscolo e un numero di telefono per chi vuole cominciare a uscirne

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Un opuscolo informativo sui disturbi alimentari sarà distribuito fra poco dall’Azienda sanitaria elaborato dal centro Progetto salute donna del Dipartimento di salute mentale che di questo si occupa. E che mette a disposizione anche un numero di telefono per chi volesse prendere contatto per risolvere problemi di anoressia, bulimia o di altri disordini legati a un non corretto rapporto col cibo. Selezionando lo 040.771574 si viene rimandati a un cellulare attivo tutti i giorni tranne i festivi (380.4799935).
Sono gli appelli che gli specialisti lanciano sperando che chi si tormenta in silenzio, o sente improvvisamente voglia di parlare con qualcuno del suo problema, afferri l’occasione e si faccia sentire.
Viceversa per i servizi sanitari è difficile individuare e contrastare comportamenti che per propria natura tendono a nascondersi nell’ombra o a sembrare «non problemi» in casa e nell’ambiente circostante.
Un’indagine condotta qualche anno fa nelle scuole di Trieste si dimostrò molto interessante da questo punto di vista. Furono mostrate alle ragazze delle figurine di donne, e la domanda per ogni studentessa era: «A chi vorresti assomigliare?». La risposta era stata massiccia, il 50% delle intervistate avrebbe voluto emulare «la più magra».
Lo stesso esperimento l’ha fatto, sempre nelle scuole nell’ambito di un progetto, lo psicologo Emanuele Mian, che aveva elaborato un software specifico da sottoporre alle giovani donne e alle ragazzine, attraverso il quale esse rivelavano lo «specchio» interiore in cui proiettavano la propria immagine corporea.
Anche le anoressiche gravi, si era dimostrato con questo sistema, avevano di sè una percezione di persona «grassa».
C’è però un problema ancora più sommerso: all’anoressia stanno arrivando anche i maschi. Essenzialmente legate a turbe della psiche femminile, la distanza dal cibo e l’ossessione della magrezza non sono i problemi del maschio, proprio per la diversa identità biologica, culturale e sessuale che accompagna la sua crescita. Ma psicologi e nutrizionisti confermano: «Sì, ora vediamo anche maschi, benché il rapporto con le donne rimanga di uno a dieci».
Più facilmente dalla parte degli adolescenti si manifesta un comportamento contrario, e anche questo può assumere insani risvolti compulsivi: si tende a fare del proprio corpo un modello muscoloso e «macho», con l’aiuto di sport intensivo e di sostanze pericolose per la salute da cui ci si attende un «appeal» di maggiore potenza.
Mentre tutto ciò avviene, l’enfasi totale dei medici e delle organizzazioni sanitarie è centrata, al contrario, sull’eccesso opposto, e cioé sull’obesità, degli adulti ma soprattutto dei bambini. Merendine, bibite, snack, zuccheri e dolci associati a sedentarietà sono costantemente (anche dal Burlo Garofolo per i bimbi triestini) indicati come fonti di futuri gravi malanni per ossa, cuore, diabete.
Adesso anche i medici di famiglia attraverso il loro sindacato Fimmg lanciano una campagna aggressiva contro l’obesità: «Il progetto si basa sul riconoscimento dell’obesità come malattia, più di un terzo della popolazione ne soffre».
Ma se questo aspetto viene trattato come «problema di salute pubblica» quello dell’astensione dal cibo è ancora un dramma individuale. E l’astensione dalla felicità di vita, per queste donne ingabbiate, è certo più pesante della magrezza estrema.
Non per niente il problema è nelle mani del Dipartimento di salute mentale. (g. z.)  

Fonte Il Piccolo