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11 novembre 2008 - Trieste, San Martino nella casa di don Vatta: "Siamo rifugio delle nuove povertà"

logo san martino al campo

Qui arrivano padri separati che non possono più permettersi un appartamento.

Una ventina di persone accolte e aiutate nella villa «Stella mattutina» di Opicina, alle quali si affiancano coloro che hanno bisogno di terapie specifiche, in media una quindicina di persone. Alcune strutture distribuite sul territorio, nella forma di casa di accoglienza, ma anche con la formula dei cosiddetti «appartamenti di rotazione".
È una macchina per rispondere alle necessità di chi vive il disagio, inteso nel senso più ampio del termine, quella che fa capo a Don Mario Vatta. Nota come Comunità di San Martino al campo, l’organizzazione festeggia in questi giorni i 38 anni di presenza a Trieste, città afflitta da «fasce sempre più ampie di povertà – conferma lo stesso don Vatta – che vanno ad aggredire persone fino a poco tempo fa insospettabili».
Nata nel 1970, dall'iniziativa di un gruppo di volontari, la Comunità continua a basare la sua attività e la sua filosofia sulla presenza e sull'opera dei volontari, caratterizzata da spirito di solidarietà e da una consapevole e totale scelta di gratuità. Ma il mondo cambia, le esigenze mutano e crescono, la complessità del sociale sempre più articolata: «Negli anni ci si è resi conto che le persone che incontravamo, spesso affette da patologie mentali gravi e portatrici di disagi sempre più complessi – aggiunge don Vatta - richiedevano, accanto all'intervento del volontario, un intervento specializzato e continuativo».
Oggi, accanto ai volontari, operano persone specificamente qualificate. «Per noi essere comunità significa accettare una sfida. Siamo un laboratorio, la cui vocazione è trovare, immaginare, sperimentare nuove soluzioni e servizi di fronte all’evolversi delle situazioni di bisogno ed emarginazione sociale».
A villa «Stella mattutina» i volontari sono 23, gli operatori una decina. Nelle altre strutture si alternano una ventina di operatori e decine di volontari. In occasione di San Martino, che si festeggia oggi, la Comunità, seguendo una consolidata tradizione, ha allestito una festa nella domenica più vicina. «E’ l’occasione per riunirci, guardarci in faccia – evidenzia don Vatta – fare il punto della situazione, soprattutto guardare il futuro».
Perché da quest’uomo di 71 anni, ordinato sacerdote nel ’63, impegnato con tutte le sue forze nell’aiuto di chi ha bisogno, arriva sempre e comunque un messaggio di ottimismo, anche se attorno a lui le difficoltà aumentano: «Il problema principale di questo momento sono i senza tetto. Persone che fino a poco tempo fa vivevano potendo soddisfare i bisogni fondamentali, pur senza arrivare all’agiatezza, adesso non hanno più la possibilità di mantenere il tenore di vita al quale erano abituati. Ho casi di capifamiglia rimasti soli, dopo la separazione, che, per poter pagare gli alimenti alla ex moglie e dare quanto previsto ai figli, sono costretti a chiedere aiuto a noi, perché non sono in grado di pagarsi un appartamento o una pensione».
Ma don Vatta si fa coraggio e lo dà agli altri: «Trieste è una città solidale, generosa. Basta pensare all’opera dei frati Cappuccini di Montuzza – ricorda – che ogni giorno danno da mangiare a chiunque si presenti alla loro porta a mezzogiorno, senza chiedere il perché o il per come». Recentemente si è stretta ancor di più una storica collaborazione con le Cooperative dei consumatori del Nord Est: «Tutto il materiale che, anche per motivi banali, come l’accidentale cancellazione di un’etichetta o la deformazione di un contenitore nel trasporto, non è più vendibile sui banconi – prosegue don Vatta – arriva da noi».
Il sacerdote alza l’orizzonte della sua riflessione: «Se consideriamo che ogni giorno muoiono 26mila bambini nel mondo, c’è da pensare. Ma bisogna andare avanti, domani dobbiamo trovare i soldi per pagare il gas delle nostre strutture di accoglienza, il quotidiano corre anch’esso». La festa per san Martino ha visto le sale della villa piene, attraversate dalle note della Scuola di musica 55, allietate dal contributo di tanti. «E l’appuntamento annuale che serve anche per ricordare coloro che non ci sono più – continua don Vatta – per ricevere visite». Nel contesto anche una piccola gara di dolci: «Premiamo il più buono, il più bello – annuncia don Vatta – ma anche il più ”cugno”, perché l’atmosfera deve essere di festa». Il via vai verso sera si attenua, domani si torna a lavorare, e duramente: «Vediamo qui tanta gente che ha sbagliato, che ha fallito – conclude don Vatta – ma si tratta della vita. Non siamo perfetti, l’essenziale è fare tesoro delle esperienze, anche difficili, maturate, capirne le ragioni. Serve per andare avanti, cosa che posso fare anche perché sono circondato da ottimi collaboratori».
Ugo Salvini

Fonte Il Piccolo